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Altre nuove! Pare il
marzo, quando i ghiacci si rompono, e vanno via a grandi pezzi portati dalla
corrente. Il generale Melendez, con un'altra brigata,
circondato dai nostri, la sciolse e se n'andò. I comandanti borbonici si lavano
le mani di tutto l'uno su l'altro, da grado a grado; non c'è più disciplina,
tutto si squaglia. Gli è che la Reggia e piena d'imbelli; e la Rivoluzione
avvolse l'esercito come di un'aria che non si può respirare.
Ma si dice che, ier l'altro, il general Briganti
se ne andava solo soletto a cavallo, verso chi sa
dove, per far chi sa che cosa, e che arrivato a Mileto
si imbatté nel quindicesimo reggimento napoletano, accampato, tra gli urli: Al
traditore! Allora egli smontò e, a piedi, si avanzò in mezzo ai soldati. La sua
maestà di vecchio e la calma del volto potevano vincere; ma un tamburo maggiore
gli si avventò con una puntata del suo bastone, e lo passò fuori fuori a morte. Altri dicono che fu ucciso con una
schioppettata a bruciapelo.
Quando traverseremo
quella campagna tragica, mi parrà che l'aria tremi ancora del truce fatto.
Tutte tragiche queste rupi della Calabria! Là presso devono essere stati uccisi
i Romeo; non lontano di là dev'essere il passo dell'Angitola dove, nel quarantotto, caddero i Calabresi e la
gente dei Musolino. Passo passo
c'è tutta la storia dei francesi di re Giuseppe e di re Gioacchino...; e non
sorge re Gioacchino stesso, tragica ombra su quel Pizzo laggiù?
Ma di quel povero general Briganti non me ne posso dar pace! Ho inteso dire
che in Palermo, quel giorno che Garibaldi c'entrò da Porta Termini, egli
comandava nel forte di Castellamare, e che non sapeva
risolversi a dar l'ordine di bombardare la città. Sussurrano pure che allora,
tra gli ufficiali, ci avesse un figlio, ma di tutt'altro
cuore. Che misteri sotto le tuniche dei soldati, quando sul trono v'è Nerone o Augustolo, e di mezzo fra trono e soldati c'è la patria che
geme!
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