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Giuseppe Cesare Abba
Da Quarto al Volturno

IntraText CT - Lettura del testo

    • 8. MARCIA TRIONFALE VERSO NAPOLI.
      • 7. Caserta, 15 settembre.
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7. Caserta, 15 settembre.

 

Quella dei borbonici di ieri non fu che una ricognizione, ma grossa. Gli ungheresi della legione, dove si piantano, nessuno li può muovere più. Ebbe un bel caricarli, la cavalleria napoletana; si ruppe contro i loro gruppi come onda contro gli scogli. Allora venne avanti la fanteria. Ma i bersaglieri del Tanara con quei del Corrao le si avventarono alla baionetta, e via, via, la fecero voltare, dandole poi dietro quasi fin sotto le mura della cittadella. A tornare fu un guaio. L'artiglieria dei bastioni li fulminava.

 

* * *

 

Bravissimo e mite il generale Türr! Non si crederebbe a mirare quella sua faccia fiera. Egli a soffocare le reazioni, poco o punto sangue. Non ne versò in Avellino, non in Ariano, dove fu quasi solo e mise la pace. Ieri l'altro spacciò il maggior Cattabene a Marcianise, grosso borgo poco lontano di qui, dov'era scoppiata la reazione al vecchio grido borbonico di Viva Maria! - Cattabene è tornato, dopo aver quetato tutto, con due soli morti di quattordici che n'aveva condannati. «Ma vogliamo tutti morti, anche gli altri dodicigrida la gente di Marcianise, e viene una deputazione a domandar a Türr questa grazia. No, no, dice Türr, perdóno, oblìo, concordia: noi non siamo qui per le vostre piccole vendette.

 

* * *

 




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