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E poi venimmo salendo il
monte, volgendoci sgomenti a guardare dietro di noi Caserta, e più lontano
Santa Maria e la campagna, tutto fumo e scompiglio.
Dal di là dei monti Tifatini venivano dei rimbombi
che parevano echi ed erano battaglia. E ben presto, sul versante opposto a
quello per cui salivamo, avremmo scoperto il campo di Bixio. Al tuonar dei
cannoni pareva ch'egli indietreggiasse. Ma arrivati alfine in cima, allora che
vista! Giù giù per i pendii a sinistra, sul gran
ponte, sotto ed oltre, un formicolìo di rosso fra
nembi di fumo e delle grida che parevano di centomila. Più basso delle tinte
nere che s'allontanavano; borbonici vinti, passi amari di fuga. Nello stradone,
fuor del tiro dei nostri più avanzati, stava serrato un grosso squadrone di
cavalli; due cannoni da lontano lanciavano ancora delle granate qua e là,
contro di noi; tiri da Parti.
Bixio tornava indietro e
il suo sguardo diceva: Vittoria! - Cosa siete voi? - domandò al Capitano Novaria. E Novaria: - Gente della
brigata Eber. - Correte per di là su Valle, e fate
presto: mettetevi agli ordini del colonnello Dezza.
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