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| Giuseppe Cesare Abba Da Quarto al Volturno IntraText CT - Lettura del testo |
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4. Nella stazione di Novi.
Si conoscono all'aspetto. Non sono viaggiatori d'ogni giorno; hanno nella faccia un'aria d'allegrezza, ma si vede che l'animo è raccolto. Si sa. Tutti hanno lasciato qualche persona cara; molti si dorranno di essere partiti di nascosto. La compagnia cresce e migliora. Vi sono dei soldati di fanteria che aspettano non so che treno. Un sottotenente mi si avvicinò e mi disse: - Vorrebbe telegrafarmi da Genova l'ora che partiranno? Io, né sì né no, rimasi lì muto. Che dire? Non ci hanno raccomandato di tacere? L'ufficiale mi guardò negli occhi, capì e sorridendo soggiunse: - Serbi pure il segreto, ma creda, non l'ho pregata con cattivo fine. E si allontanò. Volevo chiamarlo, ma ero tanto mortificato dall'aria dolce di rimprovero con cui mi lasciò! È un bel giovane, uscito, mi pare da poco, da qualche collegio militare; alla parlata, piemontese. Non so il suo nome e non ne chiederò. Innominato, mi resterà più caro e desiderato nella memoria.
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