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Le compagnie sono formate, otto in tutto.
lo co' miei amici siamo scritti alla sesta. La comanda Giacinto Carini,
siciliano, che mi pare di trentacinque anni. Dicono che nel quarantotto fu
colonnello di cavalleria; che stesse coll'armi alla mano sino all'ultima caduta
della rivoluzione; e che da quei tempi visse in Francia, sperando e scrivendo.
Siamo lieti d'aver per capo un siciliano, che ha fama di prode: eppoi è un così
bel tipo di soldato! Affabile, gentile, parla e innamora. E siciliani sono
anche gli altri ufficiali della compagnia, salvo un modenese, che deve saper
bene il mestiere, ed essere anch'egli uomo ardito e di franco coraggio.
Bixio, La Masa, Anfossi, Cairoli, ed
altri bei nomi della nostra storia, comandano ognuno una compagnia: tutti gli
ufficiali hanno qualche bella pagina di valore: parecchi sono ancora di quei di
America, ne ho visti tre che hanno un braccio solo. Primo aiutante del Generale
è il colonnello Türr ungherese, e Sirtori è il capo dello Stato Maggiore.
Abbiamo con noi il figlio di Daniele Manin, e ho inteso parlare d'un poeta
gentile che canterà le nostre battaglie. Si chiama Ippolito Nievo.
Tutti i Genovesi che hanno carabina,
forse quaranta, formano un corpo di Carabinieri. Il loro capitano Antonio Mosto
chi lo volesse dipingere, è una bella testa di filosofo antico. Di modi e di
fisionomia austero, pare uno che abbia fatto penitenza sino ad oggi, per
affrettare la resurrezione d'Italia. È conosciuto per coraggiosissimo; e
infatti come potrebbe non esserlo, se quei giovani lo tengono per primo?
* * *
Ho riveduto quei due signori che hanno
viaggiato con me da Parma a Genova. Sono qui anche loro; soldati nella prima
compagnia. Il più giovane, piemontese, si chiama Giovanni Pittaluga. È un
fuoco. A Piacenza, per aver veduto alcuni soldati francesi andare a zonzo
vicino alla stazione, si tirò dentro gridando se quelli stranieri non se ne
andranno mai più. E il più vecchio, che si chiama Spangaro ed è veneziano, e
deve essere un uomo di conto, a vedere com'è rispettato qui, disse con molto
senno, che avremo grazia se ci riuscirà di vederli andarsene colle buone.
L'altro fremeva. Ora avranno agio di continuare la loro disputa sull'efficacia
dei modi spicci che il giovane vorrebbe adoperati, a farla finita coi nemici
d'Italia. Nella sua fisonomia vi è del Saint-Just. Guai a
quel povero prete o frate che gli venisse a cascare fra le mani.
* * *
Il povero Sartori era seduto sul ciglio
di quello scoglio, col mare là sotto a picco. Si querelava tra sé, ma udì il
mio passo e si tacque. Gli chiesi che cosa avesse. Mi rispose che era stato lì
lì per buttarsi da quell'altezza, offeso nel vivo da un capitano che gli impose
di levarsi di capo il berretto da ufficiale, portato nell'esercito dell'Emilia.
Deve essere stato un battibecco fiero. Sartori obbedì, ma ha giurato di far
parlare di sé.
* * *
Allegro che scoppiava nei panni, montato a
bisdosso su d'un asinello, uno dei nostri cavalcava su per l'erta, tra le risa
de' suoi amici. La povera bestia cadde, e il giovane andò giù ruzzoloni,
rimanendo malconcio. Fu messo a letto nell'osteria, e vi rimarrà chi sa quanto.
Poveretto, quando noi ripartiremo!
* * *
Una mano dei nostri si staccheranno tra
poco da noi. Passeranno il confine romano condotti da Zambianchi. Mi duole pei
tre medici di Parma destinati a seguirlo. Diverse venture, comunque la meta sia
una. Noi non ci siamo detti addio.
E mi hanno detto che sono partiti, o
stanno per partire, non so quanti, che non vogliono più seguire il Generale,
perché al grido di guerra ha mescolato il nome di Vittorio Emamiele. Se ne
parla, se ne giudica, ma non se ne sente dir male.
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