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Ieri sera c'imbarcammo che il mare pareva
volersi mettere in burrasca. Gli abitanti di Talamone ci salutarono dalla riva,
accompagnandoci con auguri pietosi.
Sono venuti a bordo del Lombardo tre bersaglieri
fuggiti da Orbetello. Uno ve n'era già sin da Genova, Pilade Tagliapietre,
trevisano. Se al Lamarmora, che creò questa sorte di soldati, e li condusse da
Goito in Crimea, invincibili sempre, avessero predetto che un giorno quattro
giovani vestiti de' suoi panni, guarderebbero dalla tolda di un bastimento alla
Sicilia in rivolta, chi sa che rigonfiamento di cuore n'avrebbe avuto, e che
sorta di esclamazioni avrebbe tartagliato. Oh la vecchia Sicilia di Vittorio
Amedeo!
Ci deve essere gran fretta di partire,
perché Bixio grida ai barcaiuoli che vanno e vengono portando acqua: «Venti
franchi ogni barile, se me li portate prima delle undici!». I barcaiuoli fanno
forza di braccia e le barche volano.
Intanto che si aspetta l'acqua, fanno la
distribuzione delle armi. Ne ho avuta una anch'io, uno schioppo rugginoso che,
Dio mio! E m'hanno dato un cinturino che pare d'un birro, una giberna, una
baionetta e venti cartucce. Ma non si diceva a Genova che avremmo avuto delle
carabine nuovissime? C'è di peggio. Il colonnello Türr fu ieri ad Orbetello, e
tornò con tre cannoni e una colubrina lunga come la fame; roba che deve essere
dei tempi quando quel lembo di terra là si chiamava lo Stato dei Presidii. Come
faremo, tanto male armati laggiù?
L'acqua è arrivata, si salpa l'àncora.
Santo Stefano, addio. Girato quel promontorio, saremo di nuovo nel grande mare,
e che Dio ci aiuti.
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