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Dall'alba fino ad ora fu un vero
splendore. Si navigò che pareva di andare al trionfo tranquilli, colla pace del
mare e col cielo che pareva nostro. Ma venne il momento dell'angoscia. Uno dei
nostri si è gettato in mare. Si dice che sia lo stesso dell'altra volta. Dunque
allora non è caduto per disgrazia? Quando il legno si fermò, vedevamo lontana
la testa del naufrago, e misuravamo spasimando la corsa della barca che volava
a salvarlo. E vi riuscirono. Riportato a bordo, Bixio lo rimproverò aspramente,
poi si commosse e lo fece mettere in una cabina, dove è custodito. Gli hanno
levato di dosso i panni fracidi, l'hanno vestito d'una tunica da ufficiale, e
ora giace là dentro, fulminando cogli occhi attorno come un pazzo furioso.
* * *
Il Piemonte ci precede di molte miglia.
Quella nave corre superba, come avesse coscienza della fortuna e dell'uomo che
porta. Si vede come un punto nero laggiù; anzi non è più che il suo fumo, lasciato
addietro come la coda d'una cometa. Se si abbattesse nella crociera napoletana!
Ormai siamo nelle acque del nemico. Gli ordini sono più severi. Alcuni hanno
indossato camicie rosse. Bixio grida, li chiama mussulmani, vuole che stiano
rannicchiati. Nessuna vela sull'orizzonte. Sempre noi soli, fin dove la vista
può giungere.
* * *
Il caporale Plona si lasciò sfuggire non
so che brutte, parole, e Bixio giù! gli scaraventò un piatto in faccia. Ne
venne un po' di subbuglio. Come un razzo Bixio fu sul castello gridando: «Tutti
a poppa, tutti a poppa!». E tutti ad affollarsi a. poppa rivolti a lui, ritto
lassù che pareva lì per annientarci. E parlò:
«Io sono giovane, ho trentasette anni ed
ho fatto il giro del mondo. Sono stato naufrago e prigioniero, ma sono qui, e
qui comando io! Qui io sono tutto, lo Czar, il Sultano, il Papa, sono Nino
Bixio! Dovete obbedirmi tutti; guai chi osasse una alzata di spalla, e, guai
chi pensasse di ammutinarsi! Uscirei con il mio uniforme, colla mia sciabola,
con le mie decorazioni e vi ucciderei tutti! Il Generale mi ha lasciato,
comandandomi di sbarcarvi in Sicilia. Vi sbarcherò. Là mi impiccherete al primo
albero che troveremo; ma - e misurò collo sguardo lento la calca, - ma in
Sicilia, ve lo giuro, vi sbarcheremo!».
Viva Nino Bixio! viva, viva, viva! E
mille braccia si alzarono a lui, che stette lassù fiero un poco; ma poi
impallidì, gli balenarono gli occhi e ci volse le spalle. Dall'alto
dell'alberatura i marinai applaudivano. Allora di mezzo a noi si udì la voce quasi
fioca d'uno, che ritto su d'una botte, coi capelli e la barba di un biondo
scialbo, con una faccia fine e soave, non più giovane né gagliardo, arringava,
annaspando nell'aria colle braccia, parlando di Garibaldi e di Bixio con grandi
lodi. Stiamo a vedere, pensai, che Bixio gli scarica addosso una pistolettata.
Mi volsi, proprio temendo, ma Bixio non era più sul castello. L'oratore tirò
innanzi un altro poco, poi dové discendere senza concluder nulla. Niuno badava
a lui, perché le parole di Bixio avevano fatto sugli animi come il vento sulle
acque. Tutti erano agitatissimi, ognuno avrebbe data per Bixio la vita. Ho
chiesto il nome di quell'oratore che ha viso dolce di Galileo, e mi hanno detto
che è La Masa.
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