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Giuseppe Cesare Abba
Da Quarto al Volturno

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    • 3. DA MARSALA A CALATAFIMI.
      • 6. 13 maggio. Salemi. Da un balcone di convento, in faccia alla gloria del sole.
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6. 13 maggio. Salemi. Da un balcone di convento, in faccia alla gloria del sole.

 

Stamane suonava la diana, e Bixio già in sella veniva da chi sa dove. Se invece di quella uniforme di fanteria, vestisse un costume del cinquecento, ecco Giovanni dalle Bande Nere. Nella notte sono arrivati a squadre molti insorti, armati di doppiette da caccia e di picche bizzarre. Parecchi vestono pelli di pecora sopra gli altri abiti, tutti paiono gente risoluta, e si sono messi con noi.

Quando movemmo dal campo di Rampagallo, eravamo aggranchiti per aver dormito senza tende, senza coperte, come capitammo, colla gran guazza che viene giù queste notti. Ma ci liberammo dal freddo assai presto e dopo mezz'ora di marcia si desiderava già l'acqua. Passammo vicino a parecchie fonti, bevevamo cogli occhi; ma Bixio era sempre inesorabile a far guardia, e non ci lasciava nemmen bagnar le labbra. Ha fatto bene. Uno dei nostri che riuscì a bere, cadde a mezzo della gran salita che mena quassù. Lo vidi dibattersi per dolori atroci, fra gli amici addolorati; un medico gli teneva il polso e tentennava il capo. Speriamo che non sia morto.

Quella salita scomunicata ci ha fatto rompere il petto, ma pazienza. Arrivando, fummo accolti da una folla d'uomini, di donne, di fanciulli strilloni; quasi non si sentiva la banda che ci suonava il trionfo.

Una donna, con un panno nero giù sulla faccia, mi stese la mano, borbottando.

- Che cosa? dissi io.

- Staio morendo de fame, Eccellenza!

- Che ci si canzona qui? - esclamai: e allora un signore diede alla donna un urtone, e mi offerse da bere, in un gran boccale di terra. Fui per darglielo in faccia; ma accostai le labbra per creanza, poi piantai lui per raggiungere quella donna Non mi riuscì di trovarla. Ma subito una giovane dagli occhi grandi, soavi, e smunta, malata, mi porse un cedro colla destra, e colla sinistra tesa mi disse: - Signorino! - Un cencio di gonnella le dava a mezzo stinco, e aveva i piedi ignudi. Le posi in mano due prubbiche, monetuccie di qui che paion farfalle; essa le prese e corse via. La veggo ancora, colle gambe scarne, battute dai brandelli della veste lurida e corta, fuggire non so se lieta o vergognosa.

Quando giunse il Generale, fu proprio un delirio. La banda si arrabbiava a suonare; non si vedevano che braccia alzate e armi brandite; chi giurava, chi s'inginocchiava, chi benediceva: la piazza, le vie, i vicoli erano stipati; ci volle del belloo prima che gli facessero un po' di largo. Ed egli, paziente lieto, salutava ed aspettava sorridendo.

 

* * *

 

C'e qui un ufficiale vestito dell'uniforme Piemontese, che mi pare tutto quello del caso di Novi. Farò di parlargli, e, se è lui, mi scuserò di non avergli voluto dire quel che mi chiese. Dicono che sia disertore, che si chiami De Amicis, che sia di Novara.

 

* * *

 

Ho fatto un giro per la città. L'hanno piantata quassù che una casa si regge sull'altra, e tutte paiono incamminate per discendere giù da oggi a domani. Avessero pur voglia di sbarcare i Saraceni, Salemi era al sicuro! Vasta, popolosa, sudicia, le sue vie somigliano colatoi. Si pena a tenersi ritti; si cerca un'osteria e si trova una tana. Ma i frati, oh! i frati gli avevano belli i conventi, e questo dov'è la mia compagnia è anche netto. Essi se ne sono andati.

Gli abitanti, non scortesi, sembrano impacciati se facciamo loro qualche domanda. Non sanno nulla, si stringono nelle spalle, o rispondono a cenni, a smorfie, chi capisce è bravo.

Entrai stanco in una taverna, profonda quattro o cinque scalini dalla via. V'era una brigata di amici, che mangiavano allegramente i maccheroni in certe ciotole di legno che... Eppure ne mangiai anch'io. E bevemmo e chiacchierammo, e c'eravamo dimenticati d'essere qui a questi passi, quando venne Bruzzesi delle Guide, il quale ci disse che un grosso corpo di Napoletani è a poche miglia da noi. «Meglio! - sclamò Gatti, - bisognerà vedere che cera ci faranno».

 

 




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