|
Cadde acqua tutta la
notte. Raccolti attorno a un gran fuoco, ci riparavamo alla meglio, ascoltando
i racconti dei Siciliani, su questo luogo di mala fama. Un ammazzatoio. Chi
arriva ad uno degli imbocchi del passo di Renna, prima di avventurarvisi si
segni e pensi mesto a casa sua. La testa d'un masnadiero
potrebbe apparire tra qualcuna di queste rocce irte, e tra le foglie dei fichi
d'India balenare spianata una carabina. Sovente i malfattori fanno brigata, si
piantano qui; e allora chi capita si raccomandi a Dio. Quelli sono giorni di
grasso, l'oro non basta, vogliono il sangue.
Il colonnello Carini che
parla con tanto garbo, narrava anch'egli le storie dei masnadieri
cavallereschi, che tennero passo in questa Conca. Io mi sforzava per tenere gli
occhi aperti, sebbene non potessi reggere dal gran sonno, ma i più si
addormentarono. Quando se ne avvide, Carini si tirò il mantello sul capo e
sorridendo disse: «Come Mazzeppa, nell'ultimo verso
del poema di Byron».
* * *
Odo dire che su d'un
certo monte, di cui non mi riesce. scrivere il nome, si adunano a migliaia i
Siciliani sotto il La Masa. Fosse vero! Perché sino
ad ora siam pochi, e ancora mancano i buoni che abbiam perduti a Calatafimi.
|