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| Giuseppe Cesare Abba Da Quarto al Volturno IntraText CT - Lettura del testo |
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2. 1° ottobre. Ore 2 pom.
E poi venimmo salendo il monte, volgendoci sgomenti a guardare dietro di noi Caserta, e più lontano Santa Maria e la campagna, tutto fumo e scompiglio. Dal di là dei monti Tifatini venivano dei rimbombi che parevano echi ed erano battaglia. E ben presto, sul versante opposto a quello per cui salivamo, avremmo scoperto il campo di Bixio. Al tuonar dei cannoni pareva ch'egli indietreggiasse. Ma arrivati alfine in cima, allora che vista! Giù giù per i pendii a sinistra, sul gran ponte, sotto ed oltre, un formicolìo di rosso fra nembi di fumo e delle grida che parevano di centomila. Più basso delle tinte nere che s'allontanavano; borbonici vinti, passi amari di fuga. Nello stradone, fuor del tiro dei nostri più avanzati, stava serrato un grosso squadrone di cavalli; due cannoni da lontano lanciavano ancora delle granate qua e là, contro di noi; tiri da Parti. Bixio tornava indietro e il suo sguardo diceva: Vittoria! - Cosa siete voi? - domandò al Capitano Novaria. E Novaria: - Gente della brigata Eber. - Correte per di là su Valle, e fate presto: mettetevi agli ordini del colonnello Dezza.
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