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Onesta ed util è la
dissimulazione, e di più, ripiena di piacere; perché se la vittoria è sempre
soave, e come disse Ludovico Ariosto,
Fu il
vincer sempre mai lodabil cosa,
vincasi per
fortuna o per ingegno,
è chiaro che 'l vincer per sola
forza d'ingegno succede con maggior allegrezza, e molto più nel vincer se
stesso, ch'è la più gloriosa vittoria che possa riportarsi. Quest'avviene nel
dissimulare, con che, dalla ragione superato il senso, si riceve intiera
quiete; ed ancorché si senta non poco dolor quando si tace quello che si
vorrebbe dire, o si lascia di far quanto vien rappresentato dall'affetto,
nondimeno piace poi grandemente d'aver usata sobrietà di parole e di fatti. A
questa conseguenza di sodisfazzione, ha da rivolger il pensiero chi disidera di
viver con riposo; e ciascun, che vuol ben accorgersene per gl'interessi suoi,
vegga sopra di ciò gli altrui falli, e così ben conosca che tanto è nostro
quanto è in noi medesimi. Non dico che non si han da fidar nel seno dell'amico
i segreti, ma che sia veramente amico; ed è degno di gran considerazione, in
quell'epigramma di Marziale, dove parla a se stesso della vita beata, che
nominando a questo fine dicisette cose, fa che stia nel mezzo «prudens simplicitas», dicendo:
Vitam quae faciunt beatiorem,
iucundissime Martialis, haec sunt:
res non parta labore, sed relicta;
non ingratus ager, focus perennis;
lis nunquam, toga rara, mens quieta;
vires ingenuae, salubre corpus,
prudens simplicitas, pares amici,
convictus facilis, sine arte mensa;
nox non ebria, sed soluta curis;
non tristis torus, attamen pudicus;
somnus qui faciat breves tenebras;
quod sis esse velis nihilque malis,
summum nec metuas diem nec optes.
Il prudente candor dell'animo è
dunque il centro della tranquillità. «Hoc
opus, hic labor».
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