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L'ingiuria, che si può
dissimulare, e nondimeno si manifesta nel disiderio della vendetta, è fatta più
da colui che la riceve che dal suo nimico. Non tutti sanno ben conoscer il
decoro dell'onesta tolleranzia, in che si accordano tutt'i filosofi, che per
altre opinioni, in varie sette, non son di conforme parere, dicendo
Tertulliano: «tantum illi subsignant, ut cum inter se<se> variis sectarum
libidinibus et sententiarum aemulationibus discordent, solius tamen patientiae
in com<m>une memores, huic uni studiorum suorum commiserint pacem: in eam
conspirant, in eam foederantur, illi in adfect<at>ione virtutis
unanimiter student, omnem sapientiae ostentationem de patientia praeferunt».
Alcuni, non distinguendo la forteza dal temerario ardire, son pronti ad ogni
qualità di vendetta, e per un cenno che non sia fatto a lor modo, vogliono
penetrar negli altrui pensieri e dolersene come di offese publiche. I sensi
così fieri son vicini ad estremi mali, e l'esperienza dimostra che le picciole
ingiurie, se non si lascian passar sotto qualche destrezza, sogliono diventar
grandi; ed a tutti color che son potenti, molto più convien di ritirar la vista
da simili occasioni: perché ogni un che possa poco, è buon maestro a' suoi
pensieri, per accommodarsi a tollerare; ma chi ha forza di risentirsi, sente
stimolo di correr a precipizio, e molti di questi che stanno in alta fortuna,
scordati non solamente di usar perdono, ma della proporzion della pena,
prendono mezzi violenti per l'altrui ruina; da che avviene ch'essi pur
rimangono in tanta turbazione de' fatti loro che, oltre all'odio publico, son
anche in odio a se medesimi, per la perdita della quiete interna, ch'è bene
inestimabile ed appartiene all'innocenzia.
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