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Destinati a testimoniare e ad annunziare il vangelo
4. Tutti i
membri, pastori, laici e religiosi, partecipano, nel modo ch'è proprio
di ciascuno, alla natura sacramentale della chiesa; parimenti ognuno, secondo
il proprio ruolo, deve essere segno e strumento sia dell'unione con Dio sia
della salvezza del mondo. Per tutti, infatti, duplice è l'aspetto della
vocazione: a) vocazione alla santità: "tutti nella chiesa, sia che
appartengano alla gerarchia sia che da essa siano diretti, sono chiamati alla
santità" (LG 39); b) vocazione all'apostolato: la chiesa intera
"è spinta dallo Spirito santo a cooperare, perché venga
eseguito il piano di Dio" (LG 17; cf. AA 2; AG 1,2,3,4,5).
Pertanto, prima
di considerare la diversità dei doni, degli uffici e dei compiti,
è necessario ammettere come fondamentale la vocazione comune all'unione
con Dio per la salute del mondo. Ora questa vocazione richiede in tutti, come
criterio di partecipazione alla comunione ecclesiale, il primato della vita
nello Spirito, in base a cui si hanno in privilegio l'ascolto della Parola, la
preghiera interiore, la coscienza di vivere come membro di tutto il corpo e la
sollecitudine dell'unità, il fedele adempimento della propria missione,
il dono di sè nel servizio e l'umiltà del pentimento. Da questa
comune vocazione battesimale alla vita nello Spirito scaturiscono chiarificanti
esigenze ed efficaci influssi sui rapporti, che devono intercorrere tra i
vescovi e i religiosi.
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