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Alcune conclusioni orientative
14. Dalle
riflessioni fatte sulla vita religiosa possiamo desumere alcuni dati
esplicativi:
a) I religiosi
e le loro comunità sono chiamati a dare nella chiesa una palese
testimonianza di totale dedizione a Dio, quale opzione fondamentale della loro
esistenza cristiana e primario impegno da assolvere nella forma di vita loro
propria. Essi, infatti, qualunque sia l'indole propria del loro istituto, sono
consacrati per dimostrare pubblicamente nella chiesa-sacramento "che il
mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle
beatitudini" (LG 31).
b) Ogni
istituto è nato per la chiesa ed è tenuto ad arricchirla con le
proprie caratteristiche secondo un particolare spirito e una missione
specifica. I religiosi, quindi, coltiveranno una rinnovata coscienza ecclesiale,
prestando l'opera loro per l'edificazione del corpo di Cristo, perseverando
nella fedeltà alla regola e obbedendo ai propri superiori (cf. PC 14; CD
35,2).
c) I superiori
dei religiosi hanno il grave compito, assunto come prioritaria
responsabilità, di curare con ogni sollecitudine la fedeltà dei
confratelli verso il carisma del fondatore, promovendo il rinnovamento che il
concilio prescrive e i tempi richiedono. Si adopereranno quindi con zelo,
affinché i confratelli siano validamente orientati e incessantemente
animati a perseguire tale intento. Perciò riterranno come impegno di
privilegio quello di attuare una conveniente e aggiornata formazione (PC 2d,
14, 18).
Consapevoli
infine che la vita religiosa per sua stessa natura comporta una speciale partecipazione
dei confratelli, i superiori ne cureranno l'animazione, giacché "un
efficace rinnovamento e un equo aggiornamento non possono aver luogo senza la
collaborazione di tutti i membri dell'istituto" (PC 4).
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