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Dovere missionario e spirito d'iniziativa
19. Emerge,
dunque, soprattutto nei riguardi dei vescovi e dei religiosi, un chiaro dovere
missionario, connaturato nel loro stesso ministero e nel loro carisma. Tale
dovere diviene ogni giorno più impegnativo, mentre le odierne condizioni
culturali vanno evolvendosi nel contrassegno di due principali note, ossia del
materialismo, che invade le masse popolari anche in regioni cristiane per tradizione,
e dell'incremento delle comunicazioni internazionali, per cui tutti i popoli,
anche non cristiani, possono facilmente collegarsi gli uni con gli altri.
Inoltre, i profondi rivolgimenti delle situazioni, la crescita dei valori umani
e le molteplici necessità del mondo contemporaneo (cf. GS 43-44) con
sempre maggiore istanza premono, affinché da una parte si abbiano a
rinnovare molte attività pastorali di tradizione, dall'altra si cerchino
anche nuovi moduli di presenza apostolica. In tale situazione urge la necessità
di una certa solerzia apostolica nell'escogitare nuove ingegnose e coraggiose
esperienze ecclesiali, sotto l'impulso dello Spirito santo, che è, per
sua stessa natura, creatore. E in modo speciale con la natura carismatica della
vita religiosa egregiamente si accorda una feconda alacrità d'inventiva
e d'intraprendenza (cf. n. 12). Infatti lo stesso sommo pontefice Paolo VI
questo ha giustamente affermato: "grazie alla loro stessa consacrazione
religiosa, essi [i religiosi] sono soprattutto liberi e possono spontaneamente
lasciar tutto e recarsi ad annunziare il vangelo sino ai confini del mondo.
Essi sono alacri nell'operare; e il loro apostolato spesso eccelle per la
genialità dei progetti e delle iniziative, che destano ammirazione in
chiunque li osservi" (EN 69).
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