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Alcuni criteri per un equo ordinamento
dell'attività pastorale
23. Quanto
sopra è stato considerato circa la missione ecclesiale suggerisce le
seguenti opportune note direttive:
a) innanzi
tutto la stessa natura dell'azione apostolica esige che i vescovi conferiscano
il posto di privilegio al raccoglimento interiore e alla vita di preghiera (cf.
LG 26,27,41); inoltre richiede che i religiosi, conformemente all'indole
propria, si rinnovino in profondità e attendano assiduamente alla
preghiera.
b) Con speciale
cura sono da promuovere "le varie iniziative atte a stabilire la vita contemplativa"
(AG 18), giacché questa detiene un posto assai distinto nella missione
della chiesa, "per quanto sia urgente la necessità dell'apostolato
attivo" (PC 7). La vocazione di tutti, infatti, alla perfezione della carità
(cf. LG 40) in modo radicale è resa luminosa, particolarmente oggi
mentre si va aggravando il pericolo del materialismo, dagli istituti totalmente
rivolti alla contemplazione, nei quali più apertamente appare che, come
dice s. Bernardo, "il motivo di amare Dio è Dio; la misura è
di amarlo senza misura" (De diligendo Deo, c. 1: PL 182, 584).
c)
L'attività del popolo di Dio nel mondo è per sua natura
universale e missionaria sia per l'indole stessa della chiesa (cf. LG 17), sia
per il mandato di Cristo, che conferì all'apostolato "una
universalità senza frontiere" (EN 49). Sarà perciò
necessario che i vescovi e i superiori curino questa dimensione della coscienza
apostolica e promuovano concrete iniziative per avvivarla.
d) La chiesa
particolare costituisce lo spazio storico, nel quale una vocazione si esprime
nella realtà ed effettua il suo impegno apostolico; lì infatti,
dentro i confini di una determinata cultura, si annunzia e viene accolto il
vangelo (cf. EN 19, 20, 29, 32, 35. 40, 62, 63). E' necessario, pertanto, che
nel lavoro di formazione si abbia debitamente presente anche questa
realtà di grande importanza nel rinnovamento pastorale.
e) L'influsso
reciproco tra i due poli, cioè tra la viva compartecipazione di una
cultura particolare e la prospettiva di universalità, deve trovare il
suo fondamento in un'inalterabile stima e perseverante custodia di quei valori
di unità, ai quali in nessun modo è dato di rinunziare, sia che
si tratti dell'unità della chiesa cattolica - per tutti i fedeli -, sia
che si tratti della unità di ciascun istituto religioso - per tutti i
suoi membri -. Quella comunità locale, che si distacchi da questa
unità, incorrerà in un duplice pericolo: "da una parte il
pericolo proprio della segregazione, che inaridisce...;, dall'altra il pericolo
di perdere la propria libertà, quando, staccata dal capo..., isolata,
diviene soggetta in molti modi alle forze di coloro, che tentano di asservirla
e di sfruttarla" (EN 64).
f) In questi
nostri tempi in modo particolare si esige dai religiosi quella stessa
genuinità carismatica, vivace e ingegnosa nelle sue inventive, che
spiccatamente eccelle nei fondatori, affinché meglio e con zelo
s'impegnino nel lavoro apostolico della chiesa tra coloro, che oggi
costituiscono di fatto la maggioranza dell'umanità e sono i prediletti
del Signore: i piccoli e i poveri (cf. Mt 18, 1-6; Lc 6,20).
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