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| Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; Congregazione per i Vescovi Mutuae relationes IntraText CT - Lettura del testo |
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Reciproco influsso tra i valori di universalità e di particolarità 18. Dall'esigenza d'inserimento del mistero della chiesa nell'ambiente proprio di ciascuna regione sorge il problema del reciproco influsso tra i valori di universalità e quelli di particolarità nel popolo di Dio. Il concilio Vaticano II ha trattato non solo della chiesa universale, ma anche delle chiese particolari e locali, che ha presentato come uno degli aspetti rinnovatori della vita ecclesiale (cf. LG 13,23,26; CD 3, 11, 15; AC 22; PC 20). Può avere così il suo significato positivo un certo processo di decentramento, che porta sicuramente delle conseguenze anche sui rapporti scambievoli tra i vescovi e i religiosi (cf. EN 61-64). Ogni chiesa particolare si arricchisce di validi elementi umani, che sono propri del genio e della natura di ciascuna nazione. Tuttavia, siffatti elementi non vanno considerati come indizi di divisione, di particolarismo e di nazionalismo, ma come espressione di varietà nella medesima unità e di pienezza di quell'incarnazione, che arricchisce l'intero corpo di Cristo (cf. UR 14-17). Infatti la chiesa universale non è una somma di chiese particolari nè una federazione di esse (cf. EN 62), ma è la presenza totale e cresciuta dell'unico sacramento universale di salvezza (cf. EN 54). Ma questa multiforme unità comporta varie concrete esigenze nell'adempimento dei doveri da parte dei vescovi e dei religiosi: a) I vescovi e i loro collaboratori presbiteri sono i primi a dover rispondere sia del retto discernimento dei valori culturali del luogo nella vita della loro chiesa, sia della chiara prospettiva di universalità loro derivante dal ruolo missionario di successori degli apostoli, che furono inviati al mondo intero (cf. CD 6; LG 20, 23, 24; AG 5,38). b) I religiosi, poi, anche se appartengono ad un istituto di diritto pontificio, devono sentirsi veramente partecipi della "famiglia diocesana" (cf. CD 34) e assumersi l'impegno del necessario adattamento; e opportunamente favoriscano anche le vocazioni locali sia per il clero diocesano sia per la vita consacrata; inoltre quanto ai candidati delle loro congregazioni, li formino in modo che realmente vivano secondo la genuina cultura locale, ma nello stesso tempo siano attentamente vigili, affinché nessuno mai aberri sia dall'impulso missionario inerente alla stessa vocazione religiosa sia dall'unità e dall'indole propria di ciascun istituto.
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