Commossi da mali così gravi Noi, fin dalla soglia
del Sommo Pontificato, ritenemmo Nostro dovere di raccogliere le ultime parole
uscite dal labbro del Nostro Predecessore, Pontefice di illustre e così
santa memoria, e di dar principio al Nostro Apostolico Ministero col tornare a
pronunziarle: e così caldamente scongiurammo e Principi e Governanti
affinché, considerando quante mai lagrime e quanto sangue sono stati
già versati, s'affrettassero a ridare ai loro popoli i vitali benefizi
della pace. Deh! Ci conceda Iddio misericordioso che, come all'apparire del
Redentore divino sulla terra, così all'iniziarsi del Nostro ufficio di
Vicario di Lui, risuoni l'angelica voce annunziatrice di pace: "Pace in
terra agli uomini di buona volontà" (Luc. II, 14). E
l'ascoltino, li preghiamo, l'ascoltino questa voce coloro che hanno nelle loro
mani i destini dei popoli. Altre vie certamente vi sono, vi sono altre maniere,
onde i lesi diritti possano avere ragione: a queste, deposte intanto le armi,
essi ricorrano, sinceramente animati da retta coscienza e da animi volonterosi.
È la carità verso di loro e verso tutte le nazioni che
così Ci fa parlare, non già il Nostro interesse. Non permettano
dunque che cada nel vuoto la Nostra voce di padre e di amico.
Ma non è soltanto l'attuale sanguinosa guerra che funesti le nazioni
e a Noi amareggi e travagli lo spirito. Vi è un'altra furibonda guerra,
che rode le viscere dell'odierna società: guerra che spaventa ogni
persona di buon senso, perché mentre ha accumulato ed accumulerà
anche per l'avvenire tante rovine sulle nazioni, deve anche ritenersi essa
medesima la vera origine della presente luttuosissima lotta. Invero, da quando
si è lasciato di osservare nell'ordinamento statale le norme e le
pratiche della cristiana saggezza, le quali guarentivano esse sole la
stabilità e la quiete delle istituzioni, gli Stati hanno cominciato
necessariamente a vacillare nelle loro basi, e ne è seguito nelle idee e
nei costumi tale un cambiamento che, se Iddio presto non provvede, sembra
già imminente lo sfacelo dell'umano consorzio. I disordini che
scorgiamo, sono questi: la mancanza di mutuo amore fra gli uomini, il disprezzo
dell'autorità, l'ingiustizia dei rapporti fra le varie classi sociali,
il bene materiale fatto unico obbiettivo dell'attività dell'uomo, come
se non vi fossero altri beni, e molto migliori, da raggiungere. Son questi a
Nostro parere i quattro fattori della lotta, che mette così gravemente a
soqquadro il mondo. Bisogna dunque diligentemente adoperarsi a torre di mezzo
tali disordini, richiamando in vigore i principi del cristianesimo, se si ha
veramente intenzione di sedare ogni conflitto e di mettere in assetto la
società.
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