Ma poiché, o Venerabili Fratelli, ad una aperta
professione di fede cattolica e ad una vita ad essa consentanea sogliono gli
uomini essere stimolati, più che da altro, dalle fraterne esortazioni e
dal mutuo buon esempio, perciò Noi Ci compiacciamo vivamente che sorgano
di continuo nuove associazioni cattoliche. E non solo desideriamo che queste
fioriscano, ma vogliamo che il loro incremento si giovi della Nostra protezione
e del Nostro favore; e tale incremento non sarà per mancare,
purché obbediscano costantemente e fedelmente a quelle prescrizioni che
furono o saranno date dalla Sede Apostolica.
Tutti coloro pertanto che, iscritti in tali associazioni, tendono le loro forze
per Iddio e per la Chiesa, non dimentichino mai il detto della divina Sapienza:
"L'uomo obbediente parlerà di vittoria" (Prov. XXI,
28); perché se non obbediranno a Dio con ossequio verso il Capo della
Chiesa, essi invano attenderanno l'aiuto del Cielo e invano altresì
lavoreranno.
Ma affinché tutte queste cose siano mandate a effetto con
quell'esito che Ci ripromettiamo, voi ben sapete, o Venerabili Fratelli, esser
necessaria l'opera prudente ed assidua di coloro che Cristo Signore ha mandato
"operai della sua messe", cioè del Clero. Perciò
comprendete che la vostra cura principale deve essere di applicarvi a
santificare sempre più, come esige il sacro stato, il Clero che
già avete, ed a formare degnamente per l'ufficio così venerabile,
con la più disciplinata educazione, gli alunni del Santuario. E
benché la vostra diligenza non abbia bisogno di stimolo, pure Noi vi
esortiamo e vi scongiuriamo a voler adempiere questo dovere colla massima
solerzia.
Si tratta di cosa che per il bene della Chiesa ha importanza capitale; ma
avendone i Nostri Predecessori di s. m. Leone XIII e Pio X trattato in
proposito, non è il caso di aggiungere altri consigli. Solamente
bramiamo che quei documenti di così saggi Pontefici, e più
specialmente la "Exhortatio ad Clerum" della s. m. di Pio X,
mercè le vostre insistenti premure giammai cadano in oblio, ma siamo
sempre scrupolosamente osservati. Di una cosa peraltro non vogliamo tacere, ed
è il ricordare ai sacerdoti di tutto il mondo, Nostri figli carissimi,
l'assoluta necessità tanto per il vantaggio loro personale, quanto per
l'efficacia del loro ministero, di stare strettamente uniti e pienamente ai
propri Vescovi. Purtroppo dallo spirito di insubordinazione e d'indipendenza
che ora regna nel mondo, non tutti, come con dolore accennammo più
sopra, sono scevri i ministri del Santuario: né sono rari i Sacri
Pastori che trovano angustie e contraddizioni proprio là, donde
dovrebbero aspettarsi conforto ed aiuto. Orbene, se alcuno tanto miseramente
vien meno ai dovere, rifletta e mediti bene che divina e L'autorità dei
Vescovi, cui lo Spirito Santo ha destinati a reggere la Chiesa di Dio (Act. XX,
28). Rifletta inoltre che se, come abbiamo visto, resiste a Dio chi resiste a
qualsiasi legittima potestà, è assai più irriverente la
condotta di coloro che ricusano di ubbidire ai Vescovi, cui Dio ha consacrati
con carattere speciale per esercitare il suo divino potere. "Poiché
l'amore - così scriveva il santo martire Ignazio - non permette
di tacere di voi, perciò ho pensato ammonirvi di essere unanimi nella
sentenza di Dio. Infatti Gesù Cristo, inseparabile dalla nostra vita, lo
è per sentenza del Padre, come pure i Vescovi, stabiliti nelle plaghe
del mondo, lo sono per sentenza del Padre. Onde a voi occorre convenire nella
sentenza del Vescovo" (In Epist. ad Ephes., III). E la parola di quel
martire insigne è stata, a traverso ogni età, la parola di tutti
i Padri e Dottori della Chiesa.
Si aggiunga che già troppo grave, anche per le difficoltà dei
tempi, e il peso che portano i Vescovi, e che più grave è ancora
l'ansietà in che vivono per la responsabilità di custodire il
gregge loro affidato: "Essi infatti vigilano come dovessero render
conto delle vostre anime" (Hebr. XIII, 17). Non si deve dunque
chiamare crudele chi, con la propria insubordinazione, ne accresce l'onere e
l'amarezza? "Perché questo non vi giova" (Ibid. 17),
direbbe a costoro l'Apostolo, e ciò perché: "La Chiesa
è la plebe adunata intorno al sacerdote e il gregge raccolto intorno al
pastore" (S.Cypr. Flor. et Pupp., ep. 66, al. 69); donde segue,
che non è colla Chiesa chi non è col Vescovo.
|