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Benedictus PP. XV
Ad beatissimi

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Ma poiché, o Venerabili Fratelli, ad una aperta professione di fede cattolica e ad una vita ad essa consentanea sogliono gli uomini essere stimolati, più che da altro, dalle fraterne esortazioni e dal mutuo buon esempio, perciò Noi Ci compiacciamo vivamente che sorgano di continuo nuove associazioni cattoliche. E non solo desideriamo che queste fioriscano, ma vogliamo che il loro incremento si giovi della Nostra protezione e del Nostro favore; e tale incremento non sarà per mancare, purché obbediscano costantemente e fedelmente a quelle prescrizioni che furono o saranno date dalla Sede Apostolica.

Tutti coloro pertanto che, iscritti in tali associazioni, tendono le loro forze per Iddio e per la Chiesa, non dimentichino mai il detto della divina Sapienza: "L'uomo obbediente parlerà di vittoria" (Prov. XXI, 28); perché se non obbediranno a Dio con ossequio verso il Capo della Chiesa, essi invano attenderanno l'aiuto del Cielo e invano altresì lavoreranno.

Ma affinché tutte queste cose siano mandate a effetto con quell'esito che Ci ripromettiamo, voi ben sapete, o Venerabili Fratelli, esser necessaria l'opera prudente ed assidua di coloro che Cristo Signore ha mandato "operai della sua messe", cioè del Clero. Perciò comprendete che la vostra cura principale deve essere di applicarvi a santificare sempre più, come esige il sacro stato, il Clero che già avete, ed a formare degnamente per l'ufficio così venerabile, con la più disciplinata educazione, gli alunni del Santuario. E benché la vostra diligenza non abbia bisogno di stimolo, pure Noi vi esortiamo e vi scongiuriamo a voler adempiere questo dovere colla massima solerzia.

Si tratta di cosa che per il bene della Chiesa ha importanza capitale; ma avendone i Nostri Predecessori di s. m. Leone XIII e Pio X trattato in proposito, non è il caso di aggiungere altri consigli. Solamente bramiamo che quei documenti di così saggi Pontefici, e più specialmente la "Exhortatio ad Clerum" della s. m. di Pio X, mercè le vostre insistenti premure giammai cadano in oblio, ma siamo sempre scrupolosamente osservati. Di una cosa peraltro non vogliamo tacere, ed è il ricordare ai sacerdoti di tutto il mondo, Nostri figli carissimi, l'assoluta necessità tanto per il vantaggio loro personale, quanto per l'efficacia del loro ministero, di stare strettamente uniti e pienamente ai propri Vescovi. Purtroppo dallo spirito di insubordinazione e d'indipendenza che ora regna nel mondo, non tutti, come con dolore accennammo più sopra, sono scevri i ministri del Santuario: né sono rari i Sacri Pastori che trovano angustie e contraddizioni proprio , donde dovrebbero aspettarsi conforto ed aiuto. Orbene, se alcuno tanto miseramente vien meno ai dovere, rifletta e mediti bene che divina e L'autorità dei Vescovi, cui lo Spirito Santo ha destinati a reggere la Chiesa di Dio (Act. XX, 28). Rifletta inoltre che se, come abbiamo visto, resiste a Dio chi resiste a qualsiasi legittima potestà, è assai più irriverente la condotta di coloro che ricusano di ubbidire ai Vescovi, cui Dio ha consacrati con carattere speciale per esercitare il suo divino potere. "Poiché l'amore - così scriveva il santo martire Ignazio - non permette di tacere di voi, perciò ho pensato ammonirvi di essere unanimi nella sentenza di Dio. Infatti Gesù Cristo, inseparabile dalla nostra vita, lo è per sentenza del Padre, come pure i Vescovi, stabiliti nelle plaghe del mondo, lo sono per sentenza del Padre. Onde a voi occorre convenire nella sentenza del Vescovo" (In Epist. ad Ephes., III). E la parola di quel martire insigne è stata, a traverso ogni età, la parola di tutti i Padri e Dottori della Chiesa.

Si aggiunga che già troppo grave, anche per le difficoltà dei tempi, e il peso che portano i Vescovi, e che più grave è ancora l'ansietà in che vivono per la responsabilità di custodire il gregge loro affidato: "Essi infatti vigilano come dovessero render conto delle vostre anime" (Hebr. XIII, 17). Non si deve dunque chiamare crudele chi, con la propria insubordinazione, ne accresce l'onere e l'amarezza? "Perché questo non vi giova" (Ibid. 17), direbbe a costoro l'Apostolo, e ciò perché: "La Chiesa è la plebe adunata intorno al sacerdote e il gregge raccolto intorno al pastore" (S.Cypr. Flor. et Pupp., ep. 66, al. 69); donde segue, che non è colla Chiesa chi non è col Vescovo.




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