| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Benedictus PP. XV Ad beatissimi IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
Tolto dunque o indebolito il doppio elemento di coesione di ogni corpo sociale, l'unione cioè dei membri fra loro per la carità vicendevole e l'unione dei membri stessi col capo per la soggezione all'autorità, qual meraviglia, o Venerabili Fratelli, che la società odierna ci si presenti divisa come in due grandi armate che fra loro lottano ferocemente e senza posa? Di fronte a coloro ai quali o concesse fortune o l'attività propria apportò una qualche abbondanza di beni, stanno i proletari e i lavoratori, accesi d'odio e d'invidia, perché mentre partecipano agli stessi costitutivi essenziali, pur non si trovano nella medesima condizione di quelli. Naturalmente, infatuati come sono dagli inganni dei sobillatori, ai cui cenni si mostrano d'ordinario docilissimi, chi potrebbe loro persuadere come dall'essere gli uomini uguali per natura, non segua che tutti debbano occupare lo stesso grado nel consorzio sociale, ma che ognuno ha quella posizione che con le sue doti, non contrariate dalle circostanze, si sia procacciata? Per il che, quando i poveri lottano coi facoltosi, quasi che questi si siano impadroniti d'una porzione di beni altrui, non soltanto offendono la giustizia e la carità, ma anche la ragione, specialmente perché anch'essi, se volessero, potrebbero collo sforzo di onorato lavoro riuscire a migliorare la propria condizione. A quali conseguenze, non meno disastrose per gli individui che per la società, meni quest'odio di classe, è superfluo il dirlo. Tutti vediamo e lamentiamo la frequenza degli scioperi per i quali di subito si produce l'arresto della vita cittadina e nazionale nelle operazioni più necessarie: parimenti le minacciose sommosse e i tumulti, in cui spesso avviene che si dà mano alle armi e si fa scorrere il sangue. Non vogliamo stare qui a ripetere le ragioni che provano a evidenza l'assurdità del socialismo e di altri simili errori. Leone XIII, Nostro Predecessore, ne trattò con grande maestria in memorabili Encicliche: e voi, o Venerabili Fratelli, cercate, col vostro abituale interessamento, che quegli autorevoli insegnamenti non cadano mai in dimenticanza, e che anzi nelle associazioni cattoliche, nei congressi, nei discorsi sacri, nella stampa cattolica si insista sempre nell'illustrarli saggiamente e nell'inculcarli secondo i bisogni. Ma in particolar modo - non dubitiamo di ripeterlo - con tutti gli argomenti che ci dà il Vangelo e che ci porgono la stessa umana natura e gl'interessi sì pubblici che privati, studiamoci di esortare tutti gli uomini ad amarsi tra loro fraternamente in virtù del divino precetto sulla carità. L'amore fraterno non varrà certo a togliere di mezzo la diversità delle condizioni e perciò delle classi. Questo non è possibile, come non è possibile che in un corpo organico tutte le membra abbiano una stessa funzione ed una stessa dignità. Farà non di meno che i più alti si inchinino verso i più umili e li trattino non solo secondo giustizia, come è d'uopo, ma con benevolenza, con affabilità, con tolleranza: i più umili poi riguardino i più elevati con compiacimento del loro bene e con fiducia nel loro appoggio: a quella maniera appunto che in una stessa famiglia i fratelli più piccoli confidano nell'aiuto e nella difesa dei più grandi. Se non che, Venerabili Fratelli, quei mali che finora siamo venuti lamentando, hanno ora radice più profonda, a sterpar la quale, se non concorrono gli sforzi di tutti gli onesti, è vano sperare di conseguire l'oggetto dei nostri voti, vale a dire la tranquillità stabile e durevole negli umani rapporti. Quale sia questa radice l'insegna l'Apostolo: "Radice.. di tutti i mali è la cupidigia" (I Tim. VI, 10). E infatti, se ben si consideri, da questa radice si originano tutti i mali onde al presente è inferma la società. Quando invero con le scuole perverse, ove si plasma il cuore della tenera età malleabile come cera, colla stampa cattiva, che informa le menti delle masse inesperte, e cogli altri mezzi con cui si dirige l'opinione pubblica, quando, diciamo, si è fatto penetrare negli animi l'esiziale errore che l'uomo non deve sperare in uno stato di felicità eterna; che quaggiù; proprio quaggiù, può essere felice col godimento delle ricchezze, degli onori, dei piaceri di questa vita, non v'è da meravigliarsi che tali esseri umani, naturalmente fatti per la felicità, colla stessa violenza onde sono trascinati all'acquisto di detti beni, respingano da sé qualunque ostacolo che ne li trattenga od impedisca. Giacché poi questi beni non sono divisi ugualmente fra tutti, ed e dovere dell'autorità sociale d'impedire che la libertà individuale trasmodi e s'impadronisca dell'altrui, di qui nasce l'odio contro i pubblici poteri, di qui l'invidia dei diseredati dalla fortuna contro quelli che ne sono favoriti, di qui infine la lotta fra le varie classi cittadine, gli uni per conseguire ad ogni costo e strappare il bene di cui mancano, gli altri per conservare ed accrescere quello che possiedono. Fu in previsione di questo stato di cose che Gesù Cristo Signor Nostro col sublime Sermone della Montagna spiegò a bello studio quali fossero le vere beatitudini dell'uomo sulla terra, e pose, per così dire, i fondamenti della cristiana filosofia. Quelle massime anche agli avversari della fede apparvero come tesoro incomparabile di sapienza e come la più perfetta teoria della morale religiosa; e certo tutti convengono nel riconoscere che prima di Cristo, verità assoluta, nulla di pari gravità ed autorità e di tanto alto sentimento fu mai da alcuno inculcato.
|
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |