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| Benedictus PP. XV Ad beatissimi IntraText CT - Lettura del testo |
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Ed ora, Venerabili Fratelli, al termine di questa lettera, il Nostro cuore torna colà, donde volemmo prendere le mosse. È la parola di pace che Ci torna sul labbro, per il che, con voti fervidi ed insistenti invochiamo di nuovo, per il bene tanto della società che della Chiesa, la fine dell'attuale disastrosissima guerra. Per il bene della società affinché, ottenuta che sia la pace, progredisca veramente in ogni ramo del progresso; per il bene della Chiesa di Gesù Cristo, affinché, non rattenuta da ulteriori impedimenti, continui fin nelle più remote contrade della terra ad apportare agli uomini conforto e salute. Purtroppo da lungo tempo la Chiesa non gode di quella libertà di cui avrebbe bisogno; e cioè da quando il Suo Capo, il Sommo Pontefice, incominciò a mancare di quel presidio che, per disposizione della divina Provvidenza, aveva ottenuto nel volgere dei secoli per tutela della Sua libertà. La mancanza di tale presidio è venuta a cagionare, cosa d'altronde inevitabile, un non lieve turbamento in mezzo ai cattolici: coloro difatti che si professano figli del Romano Pontefice, tutti, così i vicini come i lontani, hanno diritto d'essere assicurati che il loro Padre comune sia veramente libero da ogni umano potere, e libero assolutamente risulti. Al voto pertanto d'una pronta pace fra le Nazioni Noi congiungiamo anche il desiderio della cessazione dello stato anormale, in cui si trova il Capo della Chiesa, e che nuoce grandemente, per molti rispetti, alla stessa tranquillità del popolo. Contro un tale stato Noi rinnoviamo le proteste che i Nostri Predecessori, indottivi non già da umani interessi, ma dalla santità del dovere, emisero più di una volta; e le rinnoviamo per le stesse cause, per tutelare cioè i diritti e la dignità della Sede Apostolica. Rimane, o Venerabili Fratelli, che, siccome il cuore dei Principi e di tutti coloro ai quali spetta mettere fine alle atrocità e ai danni che abbiamo ricordati, sta nelle mani di Dio, a Dio supplici leviamo la voce, e, a nome dell'intera umanità, gridiamo: "Dacci la pace, Signore, nei nostri giorni". E chi disse di sé: "Io, Signore... faccio la pace" (Is. XLV, 6-7), Egli, placato dalle nostre preghiere, voglia quanto prima sedare i flutti tempestosi, dai quali sono agitate la Società civile e la Società religiosa. Ci assista propizia la Beatissima Vergine, Ella che ha generato lo stesso Principe della Pace; e l'umile Nostra Persona, il Nostro Pontificale Ministero, la Chiesa, e con essa le anime di tutti gli uomini, redente tutte dal Sangue divino del Suo Figlio, accolga sotto la Sua materna protezione. Auspice dei Celesti doni e pegno della Nostra benevolenza, impartiamo di gran cuore, o Venerabili Fratelli, l'Apostolica Benedizione a voi, al vostro clero ed al vostro popolo. Dato in Roma, presso San Pietro, il 1° Novembre 1914, nella festa di Ognissanti, del Nostro Pontificato anno I. BENEDETTO PP. XV.
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