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| Lorenzo Prezzi, SCJ Sintesi Fin. 54a Ass. dell'USG - Novembre 1998 IntraText CT - Lettura del testo |
Sintesi finale. 54° Assemblea dell'USG - Novembre 1998
Dentro e fuori l’assemblea
Per deformazione professionale guardo a questa 54a assemblea dell’Unione superiori generali (USG) non solo per quello che vi si dice, ma anche per quello che vi si fa e vi si ricorda. La liturgia non parla meno delle conferenze, la cordialità dell’incontro non è meno rilevante della rappresentatività istituzionale, le comunicazioni dirette e interpersonali meno centrali del tema scelto. In questo cerchio più ampio sceglierei due annotazioni.
La prima è relativa a Internet. P. Garulo ha già provveduto a informarvi circa il sito Vidimusdominum. Non tocca a me ripetere dati, informazioni e suggerimenti. E, ancora meno, decidere circa il finanziamento e il futuro di questa specifica impresa. Mi interessa solo sottolineare alcuni elementi che il passaggio di Internet provoca nell’assemblea. Nessun ordine religioso controlla i grandi motori che fanno viaggiare i naviganti di Internet, né i collettori che permettono di fare funzionare i vari siti. Nessuno di noi è in grado di condizionare il linguaggio della comunicazione dello strumento o di sottrarsi alle sue ferree logiche (notizie brevi per non superare una schermata, rinuncia al linguaggio tecnico, rapidità di sostituzione delle notizie, scarso controllo e conoscenza degli utenti, ecc.). Non solo. La presenza complessiva della vita religiosa nei siti Internet è assolutamente minoritaria.
Posso dare qualche cifra rispetto al contesto italiano. Su 37.000 siti italiani (50 milioni nel mondo) quelli propri alla vita religiosa sono circa 80, a cui vanno aggiunti i circa 50 che informano sulla vita missionaria. Nel loro insieme i siti cattolici italiani non superano il migliaio (200 per le diocesi e parrocchie, 150 per movimenti e associazioni, ecc.). Si tratta di una presenza piccola e probabilmente marginale. Rispetto alla presenza dei religiosi in altre grandi imprese storico-culturali, come la fondazione e gestione delle Università o l’avvio della stampa, si percepisce subito una evidente sproporzione. Si potrebbe leggerla come un elemento della nostra povertà e debolezza.
Sul versante positivo bisogna però registrare una singolare sintonia della vita religiosa con questo strumento di comunicazione. La nostra presenza è una classica presenza di rete: piccole comunità diffuse su territori assai ampi e in contesti culturali del tutto diversi; capace tuttavia di una centralizzazione (più o meno esercitata) e di una facilità di comunicazione assai singolare.
La seconda è relativa al martirio. Per chi non è interno ai vostri lavori e rapporti costituisce sempre una piacevole sorpresa il respiro mondiale che qui si registra e la facilità di reazioni precise ai più diversi accadimenti: dalle fluttuazioni finanziarie alle calamità mondiali, dalle questioni politiche (il caso Pinochet; la possibile prosecuzione dei progedimenti giudiziari internazionali nei suoi confronti) alle vicende istituzionali cattoliche (sinodo sull’Oceania), dai missionari rapiti o liberati ai dibattiti culturali.
Ma il dato che sottolineerei con maggior forza è quello che voi evocate sempre con estrema serietà e controllata commozione: cioè il martirio dei confratelli. In poco più di mezza giornata ha trovato nei miei appunti il riferimento al Nunca Mas (la memoria della società e della chiesa guatemalteca su tutta la storia della guerra civile) appena uscito in Guatemala e alle vittime di diverse comunità religiose, il ricordo dei padri palottini uccisi all’inizio del colpo di stato in Argentina, i gesuiti dell’Università cattolica del Salvador, la memoria della testimonianza silenziosa dei religiosi in alcuni paesi dell’Europa orientale, la vicenda dei trappisti uccisi in Algeria.
Se le comunità cristiane, fin dai primissimi decenni, hanno considerato il martirio la testimonianza per eccellenza e se la nostra chiesa, attraverso l’ansia di Giovanni Paolo II, fa del martirologio un compito urgente, diventa facile per noi cogliere la connessione fra martirio e fecondità della vita religiosa. Forse non ancora visibile, forse non del tutto compiuta, ma difficilmente ignorabile per la fedeltà dello Spirito alle sue promesse.