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José M. Arnaiz, SM
Dal tramonto all'alba riflessioni sulla rifondazione

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VII. Quali sono gli ostacoli che emergono quando si intraprende un processo di rifondazione?

La resistenza al cambiamento può essere chiara o nascosta, ma quasi sempre costituisce una realtà. Una realtà che impedisce o rende difficile affrontare i fatti oggettivi ed che esaurisce molte energie delle persone decise. Queste persone, alla fine, finiscono per ridurre la loro azione a mettere toppe nuove su un vestito vecchio ed a rinunciare alla grande impresa di mettere il vino nuovo in otri nuovi.

Ci sono meccanismi di difesa che si scatenano per rifiutare le proposte che ci vengono fatte quando queste ci portano a un "perdere" immediato senza che vi vediamo motivo di "guadagno". In queste circostanze in noi le resistenze si moltiplicano. Per questo noi fabbrichiamo nuovi interessi e cominciamo a lottare contro le persone che presentano proposte diverse dalle nostre, proposte che si avverte che vengono da un contatto sincero con la realtà. In poche parole, costa accettare la creatività e la diversità. Altre volte gli ostacoli vengono dalla fedeltà. Non si riesce ad identificare bene il nucleo carismatico del gruppo ed a interpretarlo nel dovuto modo e ancor meno ridimensionarlo nel contesto culturale e sociale attuale.

Le esigenze della fedeltà creativa ci aiutano a identificare in modo più preciso gli ostacoli che si trovano per iniziare o continuare un processo di rifondazione. Alcuni si resistono ad accettare la verità chiara del fatto che ciò che è nuovo richiede novità. "Le Congregazioni cominciano il loro cammino con una veemente passione dell'impossibile, spinte dalla voce dello Spirito. C'è un sentimento di novità nell'ambiente: la gente dice 'non abbiamo mai visto qualcosa di simile prima'. Si respira nell'ambiente il senso dell'impossibile.

La gente sa che non si può fare ciò che i religiosi e le religiose vogliono fare. C'è qualcosa che non si può mettere in discussione: la gente percepisce che ciò che è successo non ha nulla a che vedere con la ragione, né con gli affari, né con la tradizione. Si tratta di un tempo in cui lo Spirito Santo irrompe aprendo nuove possibilità".

Alla radice di tutti questi ostacoli c'è il non rendersi conto che la rivitalizzazione profonda è l'alternativa alla situazione caotica che viviamo a causa del nostro rapporto con la cultura attuale ed imbocchiamo soluzioni facili dinanzi a problemi complessi concludendo, a volte, che è meglio ritornare al passato o aspettare il guru di turno e proclamare che non è necessaria la rifondazione. Era questa una delle forme di argomentazione della Scolastica che consisteva nel cominciare negando il supposto. Il male a volte ci si presenta con apparenza di bene e, naturalmente, ci inganna.

Al contrario un buon accostamento, la conoscenza e l'esperienza della situazione attuale ci permettono di considerarla come occasione e motivo per rifondare. È fatale prescindere dalla gravità del momento attuale come pure lo è il lasciarci intrappolare dal caos. Si tratta di toccare non solo i sintomi, ma anche le radici dei problemi e solo così si arriva ad identificare ciò che sta nel cuore della VC e all'intuizione fondante e entrare in un processo lento, penoso, esigente e rischioso che conduce verso una nuova vita. Possiamo dire con poche parole che rifondare è un processo comunitario per cui un Istituto entra nel mistero pasquale e così si decide ad assumere la missione di Cristo. Vari sono gli ostacoli che si incontrano quando si entra in un processo di rifondazione.

Tra gli ostacoli che vengono dalla creatività bisogna segnalare il restaurazionismo. A volte si preferisce questa scelta a quella della rifondazione. Detto con altre parole si preferisce il male conosciuto al bene da conoscere. Quando si arriva fino alla radici dei problemi partendo dall'ottica del vangelo si vedono "mondi nuovi" e si sente la necessità di rivitalizzare in profondità. Questo movimento richiede creatività.

Fare interagire un carisma con la cultura attuale richiede creatività; questo carisma può essere origine di vita nuova all'interno di questa cultura. Coloro che scelgono l'ordine e la sicurezza, l'installazione e l'immobilità non riescono ad entrare nel cammino della rifondazione.

È necessario rinnovare la fede nella creatività dello Spirito che sta agendo costantemente nella sua Chiesa e nella VC. Grazie alla sua azione nasce in ognuno di noi una creatività che costantemente deve manifestarsi in noi. Secondo me il processo di discernimento porta soprattutto a scoprire questa forza creativa ed a prendere nota delle resistenze che si trovano in me o nel gruppo comunitario che partecipa al discernimento.

È chiaro che davanti a ciò che è nuovo bisogna cercare terra ferma. Tra i molti ostacoli da segnalare c'è quello che viene dalla confusione che si genera in alcuni gruppi sul nucleo fondazionale carismatico. È necessario che un Istituto conosca il suo carisma per poter chiarirlo e riposizionarlo. Per inculturare qualcosa è necessario sapere cosa si vuole inculturare. Solo così si arriva a delineare un possibile nuovo modo di agire. Il modello o modo in cui si vuole vivere la VC oggi chiede che si pensi all'intuizione fondazionale del Fondatore. La chiarezza sulla visione fondante è molto importante. Nessuna rifondazione sarà bene incamminata se vuole partire dal nulla e se vuole dar vita ad una nuova esperienza fondante.

È necessario imparare l'arte di saper piangere, la capacità di riconoscere che qualcosa si è perso e di cercare di visualizzare ciò che si è guadagnato. Per fedeltà e per creatività qualsiasi processo di rivitalizzazione profonda ci chiede di lasciare, e di piangere un po' ciò che si lascia, dispiacersi per ciò che si chiude, dover andarsene, dover lasciare. Per azione del movimento stesso ci viene chiesto di andare, di aprire, di iniziare. Non è bene che un gruppo faccia una cosa senza l'altra. Non usiamo più una macchina perché vediamo che non funziona... e cominciamo a tenere un aereo perché abbiamo scoperto che è meglio.

Un'altra difficoltà che nasce da questa stessa prospettiva è quella di dimenticare le mediazioni. Mediazioni che sono molte e di grande portata, tra esse quella del tempo, della la formazione ricevuta, dell'attività svolta, il luogo in cui ci si trova..., ma che non possono segnare l’andatura della rifondazione poiché in questo caso si converte in rifusione.





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