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| P. Michael F. Czerny, SJ Ricollocare i carismi IntraText CT - Lettura del testo |
Ricollocare i carismi: criteri, prospettive, ristrutturazione
A mezza strada fra gli elementi di fondazione teologica presentati da P. Arnaiz e le proposte pratiche di Don Vecchi, questo lavoro prende in considerazione il giusto posto del nostro carisma, e i collegamenti da fare fra le espressioni teologiche della vita religiosa e i nostri atti di testimonianza e di servizio.
Il verbo "ricollocare" contiene l'essenza del compito che ci attende: significa tanto rimettere a posto, mettere di nuovo a posto, quanto mettere al nuovo posto, spostare, trovare un nuovo posto. Tanto "spostare" quanto "rimettere a posto" si riferiscono implicitamente a una situazione originaria autentica.
Se, pensando alla nostra vita religiosa, siamo maggiormente colpiti dall'esperienza di sconcerto, di disorientamento, dall'apparente mancanza di punti di riferimento e di criteri, allora potremmo scegliere l'intuizione originaria intesa come un faro alla cui luce navigare, quali che siano i cambiamenti che sopraggiungono. In "ricollocare" sottolineiamo qui il significato di rimettere a posto, restaurare.
Se invece ciò che più ci colpisce sono i cambiamenti e la loro velocità vertiginosa, i mutamenti continui ed imprevedibili tanto a livello locale quanto a livello globale, allora il contesto circostante e le sfide che esso pone sembrano costituire la priorità, e la nostra vita religiosa deve trovare un nuovo posto e nuove risposte. In questo caso, intendiamo "ricollocare" nel senso di spostare, di trovare un nuovo posto.
Nella fedeltà creativa agli elementi fondamentali, possiamo scegliere fra l'uno e l'altro significato di "ricollocare"; oppure metterli entrambi in pratica avendo stabilito una certa proporzione; o forse c'è qualcos'altro che dobbiamo scoprire e fare per mettere al giusto posto i carismi della vita religiosa. E queste stesse alternative riposano su un principio, un senso o una ragione più profondi: perché la nostra Congregazione religiosa — fondata 50, 500 o 1500 anni fa — deve far riferimento al proprio carisma o intuizione fondazionale?
Una risposta solo apparente a queste domande è espressa da un ulteriore significato di "ricollocare": "riordinare" come nell'espressione peggiorativa "riordinare le poltrone sul ponte del Titanic" (to re-arrange the deck-chairs on the Titanic). È, quest'ultimo, un rischio così grande che un'intera Assemblea è dedicata al tentativo di evitarlo.
Un modo per esplorare come i significati e i valori di base della nostra vita religiosa giungono a stabilizzarsi, subiscono il cambiamento e, di conseguenza, richiedono attenzione, è prendere in considerazione alcune esperienze concrete e le riflessioni a cui esse hanno dato origine, con la speranza che servano a dar luce alle preoccupazioni specifiche delle nostre numerose Congregazioni Religiose.
La prima è una "parabola" che ha lo scopo di mettere in luce l'importanza del nostro punto di vista: dove siamo e come ascoltiamo può influenzare, o addirittura determinare, il posto dove collochiamo il nostro carisma.
La seconda riguarda l'esperienza di andare in bicicletta, con la speranza di scoprire che cosa significa avere dei criteri, giacché quelli validi e utili non sono soltanto idee che l'intelligenza può scoprire da sola; sono frutto di intuizione, preghiera, esperienza, dialogo.
La terza è lo studio di un caso, specificamente il mio caso come segretario dell'apostolato sociale.
Durante questa Assemblea, andiamo alla ricerca di segni dello spirito dell'uomo e dello Spirito di Dio. Ispirati e fortificati dallo Spirito, avremo la possibilità di operare i cambiamenti necessari; oppure il Signore della Storia predisporrà (con maggiore o minore forza) i cambiamenti per noi, e noi, grazie allo Spirito, avremo la possibilità di scoprire che si tratta della Sua azione. Oppure i cambiamenti potranno avvenire senza che ce ne rendiamo conto, con la conseguenza che ci troveremo ad essere solo storia senza presente né futuro. Ma questo non è necessariamente pessimismo o fatalismo; per quanto doloroso, può essere liberante: la venuta e la crescita del Regno non dipendono solo da noi. Questa consapevolezza ci rende liberi di parlare di questi aspetti difficili o problematici con una certa pace, in spirito di preghiera, e con la speranza di cooperare con il Signore e il Suo Spirito.