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D. Juan E. Vecchi SDB
54a Assemblea dell'USG- Novembre 1998

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Criteri per ridisegnare le presenze.

Al momento di ridisignare "le presenze" e "la presenza", ci domandiamo con ragione i criteri che deve seguire un simile movimento.

2.1 L'originalità carismatica.
Anche se scontato, non si può non accennare in primo luogo all'originalità carismatica.

I carismi sono unici. L’originalità tocca tutti gli aspetti della presenza: la vita della comunità, il servizio di carità, la preferenza per determinate collocazioni, la spiritualità, le mediazioni. Emigrare verso forme che, nate dopo, sembrano rispondere meglio a determinate sensibilità o avere maggior successo, può essere una tentazione. Bisogna invece riscoprire il nucleo dell'ispirazione evangelica del proprio carisma, ricomprenderlo alla luce delle sfide e possibilità odierne, liberare le sue potenzialità.

Così pure il movimento per ridisegnare non può essere generico, una specie di "reductio ad unum" di diverse espressioni di vita consacrata per ciò che riguarda le forme comunitarie, le caratteristiche della missione o della sequela. La fedeltà creativa al "proprio dono" è quello che può arricchire realmente la Chiesa oggi.

Sottolineo però due caratteristiche di questa rilettura dell'ispirazione evangelica del carisma.

Deve essere condivisa comunitariamente. L’interpretazione dell'originalità evangelica e la sua traduzione oggi suscita di solito confronti accesi e polarizzazioni. Per alcune persone l’attuale poca visibilità della vita religiosa è da attribuirsi all’abbandono di quelle forme che altri giudicano obsolete o di inutile peso.

Per ridisegnare le presenze, una visione condivisa del carisma deve aver raggiunto la comunità attraverso i diversi momenti di dialogo, maturazione della mentalità e decisione.

Nella realizzazione concreta si può approfittare poi della capacità innovativa dei pionieri e dare inizio ad "alcune presenze esemplari" di avanguardia. Non è necessario che tutti siano coinvolti direttamente in esse, ma è necessario che esse riescano a parlare in primo luogo a tutti coloro che si riconoscono portatori del carisma.

La seconda caratteristica è la continuità: l'attenzione all'originalità, per rilanciarla, non è uno sforzo straordinario di un momento; va continuamente ripresa con nuovi approcci ed alla luce di nuovi stimoli o doni che sorgono nella comunità.

2.1 La significatività.
È la capacità di farsi capire, di provocare, di sollevare interrogativi, di coinvolgere, di mettere di fronte ad alternative radicali, di costringere a decidersi almeno interiormente, di erigersi a segno e "voce", esclusa ogni teatralità o desiderio di protagonismo.

Il criterio della significatività riassume parecchi tratti tipici della vita consacrata e raccomandazioni molto sottolineate ultimamente: il carattere profetico, la capacità di testimonianza, la trasparenza del messaggio, la radicalità, la collocazione nelle frontiere dell'evangelizzazione e della carità. Ricorda l'espressione di Paolo VI sui religiosi: "Il loro apostolato è sovente contrassegnato da una originalità, una genialità che costringono all’ammirazione… Li si trova negli avamposti della missione e assumono i più grandi rischi per la loro salute e la loro vita".

Alla radice del criterio di significatività ci sono alcuni presupposti. Il Regno viene annunciato e si diffonde per "segni", cioè per azioni che producono effetti immediati limitati, ma che sono capaci di aprire chi li accoglie a nuove prospettive di esistenza, di innescare un cambio di mentalità ed atteggiamenti. Questo è il risultato principale.

Così agì Gesù. I "segni" servivano per dare una visione nuova della vita e come notizia che arrivava ai lontani. L'annuncio evangelico non raggiunge direttamente ogni personaricopre materialmente tutti gli spazi e attività, dove l'uomo svolge la sua vita. Si colloca in essi come un lievito, una luce, una città collocata sulla vetta di una montagna. Oggi più che mai diventa necessaria una pastorale di "segni". La Chiesa stessa dunque si pensa come un "segno" del Regno, del messaggio evangelico, della Risurrezione di Gesù.

Da questo criterio scaturisce una conseguenza molto pratica: l'urgenza di fare delle "scelte" conforme alla efficacia del segno. Tutte le presenze corrispondenti ad un carisma sono utili e forse anche legittime. Ma non tutte, per la loro collocazione e modalità di intervento parlano oggi con la stessa intensità e con la stessa chiarezza.

Addentrandoci di più nell'applicazione del criterio della significatività ci accorgiamo che esso presuppone l'attenzione prioritaria ad alcuni fattori, che diventano chiavi nel ridisegnare la presenza e, di conseguenza, anche nelle corrispondenti operazioni di ristrutturazione.

Il primo di questi fattori è la persona del consacrato. Il tipo di formazione iniziale e permanente di vita e lavoro devono favorire quella crescita nella propria vocazione che è legata ad un'identità serena ed aperta al confronto, capace di dialogo costante con il vangelo e con la cultura del suo tempo.

Vanno valorizzate al massimo le potenzialità della sua consacrazione e preparazione spirituale anziché caricarlo di funzioni organizzative e amministrative a causa, forse, della diminuzione delle forze e l'aumento degli impegni.

La qualità della vita dei singoli richiede tempo e attenzione. Bisogna prevenire stanchezze premature e cadute di tensione, affidando impegni proporzionati, in cui sia possibile lavorare anche in profondità e non ci si debba limitare ad una evangelizzazione superficiale o un'azione di carità soltanto immediata.

Un secondo fattore per la significatività, è la comunità: l'unità che risulta dall'accettazione delle persone, la fraternità che si vive e si diffonde, la comunicazione e corresponsabilità nell'azione; la vita quotidiana in cui emerge l'accoglienza di chi cerca in essa appoggio e aiuto e si evidenzia la scelta radicale di Cristo.

Elemento di significatività, per quanto riguarda la comunità, è la sua collocazione in un contesto ed il suo inserimento in esso; è il proposito e la capacità di aggregare altre forze, per le quali essa può diventare centro di comunione e partecipazione. Si è significativi quando chi vuole impegnarsi trova nella nostra comunità invito, appoggio e accoglienza. Alcune comunità sono diventate punto di riferimento per iniziative sul versante sociale, culturale e religioso. La gente sa che può avvicinarle e fare affidamento su di esse per un confronto chiarificatore, per un'iniziativa comune, per far maturare una mentalità e moderare tendenze o far circolare messaggi nell'ambiente.

Aggiungo, come punto significativo sul quale discernere, gli elementi che caratterizzano la missione: i destinatari, il servizio, la mentalità con cui lo si presta.

Dialogo con la realtà.
Riassumo, in questo criterio, una serie di parole tra le quali non so quale scegliere: attenzione ai segni, percezione delle urgenze, inserzione, inculturazione, sintonia ecclesiale ed altre simili.

Ci sono macro tendenze nella cultura, nuovi soggetti emergenti, domande inedite. I segni si danno nella Chiesa: le nuove espressioni della comunione, la crescita del laicato, la tensione verso una nuova evangelizzazione, il dialogo ecumenico con le altre religioni, il dialogo con la cultura secolare, l'impegno per la giustizia.

E si danno nel mondo. Alcuni sono da assumere per portarne i valori alla loro fonte e fondamento: la dignità della persona, la solidarietà, i diritti civili, la libertà nelle sue diverse espressioni. Altri sono da contestare profeticamente: la concorrenza spietata, il predominio dell'economico, il soggettivismo etico. Di altri, né buonicattivi, occorre farne uso: la comunicazione sociale, gli spazi virtuali, la possibilità di sinergie più ampie.

Nell'insieme bisogna tener presente la complessità: cioè le molte possibilità simultanee che si offrono ad una presenza, i molti rapporti in cui viene a trovarsi, i messaggi molteplici che può diffondere, le molteplici sensibilità da coltivare.





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