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| Lorenzo Prezzi, SCJ Sintesi Fin. 54a Ass. dell'USG - Novembre 1998 IntraText CT - Lettura del testo |
Alla ricerca della parola: rifondazione
Rifondare allude a un’opera di straordinaria qualità e potenza, ridare futuro e forma a un elemento che la chiesa nel sinodo sulla vita consacrata ha, per l’ennesima volta, considerato essenziale per se stessa e per la fecondità del Vangelo. Ma nessuno di voi si sottrae alla domanda sulla plausibilità di uno sforzo di questo tipo. La saggistica sulla vita religiosa conosce infatti due costanti ritenute invariabili nella storia dei nostri istituti. La prima riguarda la riforma. In ogni periodi di decadenza e di infedeltà si aprono domande di riforma.<I superiori sono spesso i primi ad allarmarsi. Si sforzano e si danno da fare come possono. Ma i loro sforzi restano pressoché sempre senza risultato>: l’affermazione di Raymond Hostie (Vie et mort des ordres religieux, Paris 1972, p. 316) costituisce forse una profezia sull’inutilità dei vostri sforzi?
La seconda costante invariabile è relativa alla dislocazione geografica. Lo stesso autore ricordava venticinque anni fa che la vita religiosa si era si espansa o ridotta nelle diverse stagioni storiche, ma sottolineava come il suo cuore pulsante e il suo ambito proprio fosse la regione dell’Europa carolingia, il territorio che dalla Scozia giunge all’Italia e che dalla MittelEuropa si ricollega alla Spagna. Tutti gli altri territori (Americhe, Africa _ fatta eccezione per i primissimi secoli _ Asia, Oceania) rimarrebbero marginali alla potenza fecondativa dei carismi religiosi. <Percorrendo attentamente la storia si impone una sola conclusione… gli istituti religiosi appartengono all’occidente> (p. 288).
Non credo però che il tema scelto per questo incontro rappresenti solo una speranza contro ogni plausibile attesa. C’è in questa assemblea molto realismo e molta capacità autocritica. Se il tema della rifondazione si sta imponendo vuol dire che vi è un fenomeno di rivitalizzazione dei carismi religiosi a cui si cerca di dare un nome per renderlo più facilmente riconoscibile e per dare continuità e sapienza ai processi decisionali che possono favorirlo.
Non è casuale il lungo elenco di parole che l’hanno preparato. P. Arnaiz l’ha ricordato: da rinnovamento a rivitalizzazione, da ristrutturazione ad aggiornamento, da adattamento a riforma. L’incertezza semantica indica una ricerca di chiarifica dell’oggetto. Sempre p. Arnaiz l’ha così indicato: <La rifondazione non consiste nel ripetere o fare ciò che il fondatore fece, ma fare ciò che farebbe oggi in fedeltà allo Spirito>. E p. Maccise aggiunge: rifondare significa <ritornare seriamente ai fondamenti della vita consacrata e alla radice originaria ed essenziale della stessa… per vivere il carisma in maniera significativa in nuovi contesti culturali>.
Se rifondare non vuole dire sostituire il carisma del fondatore, non pretende neppure di modificare le Costituzioni che, per quasi tutti gli ordini e gli istituti, sono da poco state rinnovate in seguito al Vaticano II. Rifondare non è neppure una impresa di ingegneria di governo, come se i confratelli avessero bisogno di sistemi di rappresentanza e di direzioni radicalmente diversi da quelli attuali. Rifondare non è neppure il puro ritorno all’indietro, la ripresa notarile di tutte e singole le tradizioni di ciascuna famiglia religiosa. Rifondare non può essere neppure la frattura creativa che talora la storia dei nostri istituti ha conosciuto, ad esempio nel X, o nel XV-XVII secolo.
Nonostante le molte fragilità e insufficienze non si registra una decadenza vistosa e una infedeltà palese rispetto ai valori fondazionali. E’ un fenomeno nuovo che ha bisogno di una parola per essere riconosciuto. L’espressione probabilmente più vicina è quella di fedeltà creativa. P. Arnaiz ci ha ricordato <Se veramente vogliamo avere una grande storia da costruire dobbiamo avere il coraggio di tornare all’essenziale, dimenticando le incrostazioni culturali già obsolete ed elaborare con fedeltà creativa non solo le risposte alle sfide attuali, ma soprattutto l’analisi e la presa di coscienza della realtà>.
La smentita della pretesa legge storica di una riforma inevitabilmente esplosiva diventa possibile perché viene poco alla volta superata l’altra pretesa invariabile, quella che lega indissolubilmente la vita religiosa al contesto europeo. Molti dei capitoli generali recenti (ricordo quello dei gesuiti, dei salesiani, dei domenicani) mostrano un fenomeno rilevante: la dislocazione delle comunità e delle vocazioni nel terzo mondo non è più un elemento ornamentale, sta diventando strutturale. Non solo. Il numero delle entrate se non è in grado di rovesciare il calo complessivo è però sufficiente a rassicurare circa il futuro degli istituti. Ciò significa che il permanere di un grave problema per il futuro della vita religiosa in Europa occidentale si configura ormai come un caso particolare e non come ciò che fa stare o cadere il carisma fondazionale. I processi sono evidentemente ancora fluidi e incerti, ma se oggi è possibile parlare di rifondazione ciò è dovuto al fatto che non si dubita più del futuro.
I casi e gli esempi sono stati raccontati in questa assemblea. Quando suor Patricia Garcia de Quevedo parlava delle cetre riprese in mano alludeva al futuro visibile di una congregazione che aveva conosciuto lo smarrimento della morte e dell’inutilità. Quando p. Steckling racconta la ripresa delle vocazioni in Paraguay e in Spagna indica non un fenomeno residuale, ma un possibile futuro per molti. Quando p. Czerny sottolinea la possibile ricollocazione dei carismi fa forza su una esperienza, relativa alla presenza sociale dei gesuiti, che è già, per molti aspetti, un fatto da raccontare e non solo da attendere.
Non si tratta per nulla di ignorare le difficoltà, né di assicurare un futuro per tutti gli istituti, ma certamente di fuoriuscire da quella condizione di impotenza che delegava alla riemersione della figura dell’intransigenza ottocentesca (i nuovi istituti che si ispirano alla tradizione recente) o alle ancora incerte modalità dei nuovi movimenti ecclesiali il ruolo ecclesiale della tradizione religiosa.