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Lorenzo Prezzi, SCJ
Sintesi Fin. 54a Ass. dell'USG - Novembre 1998

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Il cuore del futuro: la spiritualità

Il consenso nell’indicare il territorio o l’ambito del futuro è stato significativo. Molto meno quello dell’uso della parola rifondazione. Sui quattro gruppi linguistici due lo hanno rifiutato come inadeguato, uno non lo riconosce adatto e uno lo trova utile. Un grappolo di parole, secondo le varie sensibilità ecclesiali e linguistiche ha aleggiato nei lavori. Riprendo l’elenco del gruppo francese solo a titolo di esempio: fedeltà creativa, andare alle radici, trovare il meglio di se stessi, rivitalizzazione, radicare il carisma in una cultura nuova, ritrovare il dinamismo carismatico, ridare un io all’istituto, vitalizzare, attualizzare, ecc.

Attorno alla sfida indicata dal termine rifondazione si intravedono possibili tensioni che attraversano le generazioni, i territori geografici, le aree maschili e femminili. Sia nelle relazioni che negli interventi si è manifestata la preoccupazione che fra le diverse generazioni dei religiosi il dialogo non subisca sclerotizzazioni, che la tradizione vivente del carisma trovi parole adeguate di comunicazione sia nei testi (ratio formationis) come negli atteggiamenti.

P. Czerny ricordava: <Ci sono molti modi per portare avanti questa transizione: vivere la vita comunitaria, leggere la realtà, condividere la preghiera e la spiritualità, lavorare fianco a fianco, crescere come compagni di lavoro e soprattutto come fratelli e sorelle nella vita religiosa. Se entrambi i gruppi sono disposti ad ascoltare, rispettare, imparare, dare, ricevere; se i più anziani evitano di imporre i loro significati; se i più giovani sono disposti a imparare al di là della loro esperienza immediata; allora una dialogo reale può verificarsi e si verificherà. Lo spazio comune in cui tale dialogo può realizzarsi va trovato, costruito, usato, protetto>.

La differenza è anche linguistico e geografica. Rifondare è parola forte e inquietante per la tradizione europea. Le memorie delle divisioni delle famiglie religiose e la pervasività del termine che include carisma, strutture, modalità di governo, giudizi storici e civili sono elementi che dovrebbero risultare meno problematici per le aree del terzo mondo (Asia, Africa, America Latina), ma anche meno interessanti e suggestive. Invece, proprio dall’area brasiliana, ad esempio, vi è una ricerca in merito e alcune testimonianze in aula hanno raccontato dell’interesse suscitato da questo impegno.

Forse vi è un’altra area di tensione: quella fra istituti maschili e femminili. Non si tratta solo di una diversa urgenza davanti alle sfide della sopravvivenza. Credo vadano attentamente valutate le parole di sr. Patricia: <La sfida della rifondazione per noi è trovare lo spazio femminile di una forma profetica di vita religiosa, visibile attraverso la comunità locale, vicina alla gente, lavorando a partire da una prospettiva di giustizia e solidarietà, ovunque siamo, nelle università o nei quartieri poveri>.

Al fondo della sfida espressa dal termine rifondazione vi è la spiritualità carismatica. P. Arnaiz ha detto: <La VC può mantenersi in piedi in questi tempi di uragano solo se, come la casa costruita sulla roccia, è stata cementata sulle fondamenta di sempre: la sequela di Gesù, la povertà evangelica, l’esperienza della comunità e lo spostamento verso la periferia, l’inserimento nelle gioie e nelle speranze nelle tristezze e nelle angoscie degli uomini e delle donne del nostro tempo>. P. Cencini ha identificato il carisma e la spiritualità con i termini: esperienza mistica, cammino ascetico, servizio apostolico. P. Maccise conclude: <La spiritualità è e sarà sempre l’elemento unificante di una autentica vita consacrata>.

Il patrimonio spirituale è decisivo in ordine a molte delle emergenze che i gruppi linguistici hanno riconosciuto: la formazione permanente, la vitalità dei testi ispiranti e normativi, l’inculturazione, la vita fraterna, la tensione fra pluralità e unità, la collaborazione coi laici, la nuova distribuzione delle presenze, la gestione delle tensioni, la visibilità, la vita fraterna, ecc.

La spiritualità sembra oggi la questione seria. Non solo per i religiosi, ma per i credenti in quanto tali. Il pericolo infatti è quello di trasformare la spiritualità in spiritualismo. Fuga spiritualistica non è la paziente ricerca interiore, né l’esercizio della preghiera, della meditazione della Parola, della celebrazione liturgica. Fuga spiritualista è la pretesa di fare da sé, l’ignorare il confronto con la comunità e con la teologia, spiritualismo è l’irrilevanza del fare in ordine alla propria fede, è una sottile ma drammatica negazione della dimensione storica.

Essa è vita nello Spirito, è la globalità delle appropriazioni da parte del singolo della rivelazione di Gesù morto e risorto. Essa si colloca quindi all’incrocio della oggettività cristiana (Scrittura, sacramento, chiesa, fondatore) e dall’altro dalla particolare modalità di ciascuno di vivere la sequela (anche rispetto al carisma fondazionale). Il vissuto è materia di teologia spirituale. In esso si mostra quel fatto assolutamente singolare che è stato Gesù di Nazaret. Questo non vuol dire ipostatizzare il proprio vissuto perché nella sequela esso si lascia plasmare dall’oggettività della fede e da una carisma specifico. Si tratta di una obbedienza di fede. In quanto vissuto cristiano la spiritualità è sottratta a qualsiasi indeterminatezza del soggetto e a qualsiasi deriva emozionale, perché la totalità dell’esperienza del soggetto cristiano dovrà essere necessariamente in coerenza con la fede.

Molte volte è risuonata in assemblea l’apertura dichiarata necessaria verso i laici. Il servizio più urgente non è quello _ peraltro legittimo e necessario _ di accogliere i laici nella spiritualità dell’istituto, ma di rafforzare la spiritualità del cristiano comune. Viviamo infatti il paradosso di una spiritualità comune forte nelle intenzioni e piuttosto debole nei fatti. I laici dubitano della qualità del loro vissuto e tendono a rimuoverlo per sognare altre soluzioni distanti (magari monastiche). La scommessa possibile è che questa situazione si evolva fino a intendere il rimando fra spiritualità comune e spiritualità particolari come un circolo virtuoso: le grandi tradizioni delle spiritualità particolari possono aiutare a crescere la spiritualità del cristiano comune e questa, a sua volta, giustificare e garantire la genialità singolare dei carismi.





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