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P. Armand Veilleux, OCSO
Quello che abb. imparato dai giov. e sui giov. durante il congr.

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  • QUELLO CHE ABBIAMO IMPARATO DAI GIOVANI E SUI GIOVANI DURANTE IL CONGRESSO
      • G) Il significato dei voti
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G) Il significato dei voti

Si potrebbe fare, rispetto ai voti, la stessa riflessione che ho appena fatto sulla comunità. In effetti, c’era un quesito sopra il significato di voti e la loro relazione con la missione.

Questa questione, di certo, ha captato meno attenzione della prima per mancanza di tempo. È difficile sapere dalle risposte quale teologia dei voti hanno ricevuto questi giovani. Sembrerebbe esserci una tendenza abbastanza generalizzata a percepire innanzitutto, se non esclusivamente, uno degli aspetti dei voti: il fatto che ci liberano per la missione. "Sono il tramite per la missione". Si sottolinea anche che i voti ci rendono vulnerabili.

È interessante constatare che sebbene il linguaggio ufficiale, soprattutto dopo il Sinodo sulla vita religiosa, abbia adottato l’espressione "vita consacrata" per nominare quello che prima veniva chiamata "vita religiosa", l’idea che questa vita è innanzitutto una "consacrazione a Dio", non è molto evidente.

Ci fa domandare se una "consacrazione alla missione" possa durare molto tempo e se possa resistere alla tempesta delle contraddizioni e fallimenti, ove non sia vissuta anche e in primo luogo come una consacrazione a Dio. Questa dimensione è certamente presente nei giovani, ma non è la più evidente.

P. Cencini e io siamo stati invitati a fare "una lettura critica e proposte per nuove vie di formazione". Una volta ancora ripeto che mi ha fatto molta impressione la qualità dei giovani del Congresso. Se le mie riflessioni possono sembrare molto critiche, vorrei che fossero percepite come un richiamo a proseguire senza tregua la formazione che viene loro data. La sfida non è facile: da una parte è necessario parlare nel linguaggio che capiscono, cosa che i formatori di oggi generalmente non fanno abbastanza bene. Dall’altro canto, è necessario aprirli ad un linguaggio più universale e ad una capacità di analizzare il vissuto in funzione della realtà eterna e di tutti i tempi. È questo forse il compito da assolvere.




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