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IL CAPPELLO DEL PRETE
AVVERTENZA
PREMESSA DALL'AUTORE ALLA PRIMA EDIZIONE (1888)
Questo non è un romanzo
sperimentale, tutt'altro, ma un romanzo d'esperimento, e come tale vuol essere
preso.
Due ragioni mossero l'autore a
scriverlo.
La prima, per provare se sia
proprio necessario andare in Francia a prendere il romanzo detto d'appendice,
con quel beneficio del senso morale e del senso comune che ognuno sa; o se
invece, con un poco di buona volontà, non si possa provvedere da noi largamente
e con più giudizio ai semplici desiderî del gran pubblico.
La seconda ragione, fu per
esperimentare quanto di vitale e di onesto e di logico esiste in questo gran
pubblico così spesso calunniato e proclamato come una bestia vorace che si
pasce solo di incongruenze, di sozzure, di carni ignude, e alla quale i
giornali a centomila copie credono necessario di servire di truogolo.
L'esperimento ha dimostrato già a
quest'ora le due cose, cioè che anche da noi si saprebbe fare come gli altri, e
col tempo forse molto meglio per noi; e poi che il signor pubblico è meno volgo
di quel che l'interesse e l'ignoranza nostra s'ingegnano di fare.
Pubblicato in due giornali
d'indole diversa, in due città poste quasi agli estremi d'Italia ‑
nell'Italia di Milano e nel Corriere di Napoli ‑ questo Cappello del
prete, senza nessuna delle solite basse transazioni, ma col semplice ajuto dei
comuni artifici d'invenzione e di richiamo, ha ottenuto più di quanto l'autore
pensasse di ottenere. I signori centomila hanno letto di buona voglia e, da
quel che si dice, si sono anche commossi e divertiti.
Dal canto suo l'autore, entrato
in comunicazione di spirito col gran pubblico, si è sentito più di una volta
attratto dalla forza potente che emana dalla moltitudine; e più d'una volta si
è chiesto in cuor suo se non hanno torto gli scrittori italiani di non servirsi
pìù che non facciano di questa forza naturale per rinvigorire la tisica
costituzione dell'e nostra.
Si è chiesto ancora se non sia
cosa utile e patriottica giovarsi di questa forza viva che trascina i centomila
al leggere, per suscitare in mezzo ai' palpiti della curiosità qualche vivace
idea di bellezza che ajuti a sollevare gli animi.
L'arte è cosa divina; ma non è
male di tanto in tanto scrivere anche per i lettori.
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