|
Che cosa provasse dentro di sé
l'assassino a leggere stampato in lettere di scatola un nome ch'egli credeva
d'aver cancellato dalla faccia della terra, è difficile dirlo. Se non fosse
stato nelle braccia della poltrona, sarebbe caduto miseramente a terra. Provò
un gran peso in tutto il corpo: il sangue si fece prima caldo come piombo
liquefatto, poi rigido come mercurio, e non ci volle che la sua straordinaria
energia morale, corazzata di metafisica, perché egli non si tradisse con un
moto inconsulto o con un grido.
Per fortuna Granella fu distratto
da alcune persone che entrarono in quel mentre nella bottega, e non stette a
osservare il pallore livido che era sceso sul volto del barone. Questi, chiusi
un istante gli occhi, ebbe tempo di irrigidirsi nella sua sensazione e di preparare
una faccia di smalto. Ma quando si guardò nello specchio, credette di vedere un
morto.
Ecco che cosa raccontava il
Piccolo:
«Il grande avvenimento di Napoli
è la vincita al lotto di quasi mezzo milione fatta dal cappellaio Filippino
Mantica, vincita che ha messo in rivoluzione le Sezioni di Pendino e di
Mercato, dove il cappellaio è conosciuto, e più conosciuto ancora prete Cirillo
detto u prevete.
«Chi è prete Cirillo? È un
negromante, un mago, un cabalista, un Nostradamus che ha il secreto dei numeri
e vince quando vuole e fa vincere chi vuole.
«La fama di Prete Cirillo
cominciò l'anno passato, quando salvò la pelle dalle unghie di alcuni
camorristi, dando un terno che uscì tutto intero. Quei buoni camorristi furono
tanto riconoscenti del servizio, che minacciavano di sequestrarlo un'altra
volta. Vi par poco avere un uomo che fabbrica i milioni coi numeri del lotto?
«II prete li teneva a bada col
pretesto che soltanto una volta all'anno vedeva chiaro nella congiunzione dei
pianeti, in cui pare sia posto il segreto dei numeri.
«‑ U prevete fa l'ovo d'oro
soltanto una volta l'anno ‑ ci diceva una vecchia stracciaiuola, alla
quale ci siamo rivolti per aver spiegazione dei fatto. Questa donna abita nella
casa stessa dove abitava prete Cirillo; diciamo abitava, perché il prete ha
fiutato il subbuglio e ha preso a tempo il volo per ignoti lidi. Fuge
rumores...».
‑ Non è una storia allegra,
eccellenza? ‑ chiese Granella.
«U barone» non rispose e seguitò
a scorrere la pagina del giornale che descriveva la casa del cappellaio, la
famiglia di costui, il numero dei suoi figliuoli, l'uso che intendeva fare dei
suoi denari, ecc. Del prete non si diceva altro se non che aveva preso il volo.
‑ Voi dovreste sapere
qualche cosa del prete, don Ciccio ‑ disse Granella, volgendosi ad un
vecchietto, che stava aspettando in bottega la volta sua.
Era costui quel medesimo don
Ciccio Scuotto, il padrone della casa, al quale il prete aveva mandata la
lettera. Lo conoscevano tutti per il grande «paglietta» o avvocato dei preti e
dei poveri, uomo fino, tenace, nemico dei giornali liberali e dei tempi
scellerati.
‑ So di certo che è
partito; ma voi non credete ai giornali che hanno il gusto di ingannare la
gente. Leggete il Popolo Cattolico, l'unico foglio autorizzato dall'arcivescovo.
Là troverete la verità. Il prete era mio amico e mi pagava puntualmente la
pigione.
‑ Vi pagava con tre numeri
buoni? ‑ esclamò ridendo un altro galantuomo, che Granella aveva salutato
per don Nunziante.
«U barone» che stava colle
orecchie tese, guardando nello specchio, rìconobbe nell'uomo dal grasso ventre
e dal naso spugnoso il notaio che egli avrebbe dovuto condurre seco a
Santafusca per stringere il contratto col prete. Qualche altra volta aveva
avuto bisogno di lui, che serviva volentieri i tribolati della fortuna e
prestava con ragionevole interesse.
Don Ciccio e don Nunziante erano
antichi amici e rivali, ma nel comune vantaggio si aiutavano volentieri.
Entrambi conoscevano prete Cirillo.
La gente, quando vedeva insieme
il «paglietta», il notaio e il prete, diceva:
‑ Ecco «don consiglio, don
appiglio, don artiglio».
Un buon cliente passava nelle
loro mani come attraverso a una filiera. Questi due galantuomini, che sedevano
nella bottega del Granella, vestivano alla foggia dei loro tempi: abiti grandi
con larghe tasche sempre piene di carte.
Don Nunziante però era grosso,
largo di spalle, con una gran voce; mentre il «paglietta» era piccolo, con una
pancia asciutta come un'assicella, stizzoso, uncino, nervoso come un campanello
elettrico, e portava sempre un cilindro bianco col pelo arruffato.
‑ Dicono che sia andato a
Roma a portare l'obolo al Papa - esclamò don Nunziante. ‑ Prete Cirillo
ha studiato la negromanzia per rubare il denaro al Governo, e darlo al papa.
Non è vero, don Ciccio?
‑ Voi parlate come un
giornale liberale ‑ rispose stizzosamente il «paglietta». ‑ La
negromanzia è un'arte diabolica e la Chiesa non ha bisogno di questi sostegni.
«Et portæ inferi non prævalebunt...», capite ancora il latino?
- Vi ha scritto dove si trova?
- Mi ha scritto e non mi ha
scritto ‑ disse con aria altezzosa l'arruffato don Ciccio, ‑ ciò
che mi irrita è di vedere il disprezzo gettato sulle cose sacre e degne di
rispetto.
‑ Credete almeno che
tornerà?... la gente fa mille supposizioni una più brutta dell'altra.
‑ La gente, la gente, la
gente... la gente!
Don Ciccio fece una mezza volta
per la bottega, accompagnando ogni sua esclamazione con un sorriso pieno di
amaro dispetto. Sentì il bisogno di dare una strappata forte al suo panciotto a
fiori e di passare la manica sul pelo del suo cilindro bianco, nell'atto che lo
appiccava al chiodo. Il cilindro rimase appiccato col pelo più arruffato di
prima e pareva che si associasse al suo padrone nell'acre disprezzo per la
gente o pei liberalastri.
‑ Eccellenza è servita.
«U barone», che durante questo
tempo aveva perduto il senso di sé stesso, si scosse, si tolse con fatica dalla
poltrona, si concentrò in un sussiego aristocratico, e si mosse gravemente. Don
Nunziante, che lo riconobbe, s'inchinò rispettosamente e corse a sollevare la
tenda.
«U barone» uscì duro, tutto d'un
pezzo, e prese a camminare verso un'ignota destinazione, senz'altro scopo che
di snodare gli arti e di smuovere il sangue. Egli aveva provato un gran
spavento, quando credette sulle prime che fosse stato scoperto il delitto. Se
ne sentiva veramente scassinato per tutta la vita.
Ci sono scosse improvvise di
terremoto, che abbattono qualunque edificio e storcono qualunque chiave di
ferro. Alzando gli occhi verso il cielo, provò a ricollocarsi mentalmente nello
spazio infinito. Era cosa stupida di soffrir tanto per quattro parole stampate
su un giornale; e ancora si convinse che il vecchio uomo non era morto in lui.
A poco a poco, e man mano che
l'aria viva della strada gli batteva sul viso, cominciò a vedere non solo la
sua posizione sicura, ma quasi migliorata.
Questa faccenda del terno e del
mezzo milione arrivava a tempo per richiamare l'attenzione della gente e dei
giornali su prete Cirillo e ne spiegava nello stesso tempo la improvvisa
scomparsa.
Prete Cirillo aveva preso il volo
per isfuggire alle persecuzioni degli ignoranti e dei tristi e aveva tutto
l'interesse di rimanere nascosto.
Passato un po' di tempo, nessuno
avrebbe pensato a lui. Se anche fosse stato trovato il suo cadavere, la gente
non credeva già ch'egli era caduto nelle mani dei camorristi?
Tratto e sospinto da questi suoi
pensieri, il barone si trovò senza saperlo in Mercato. Gli parve una buona idea
di andare egli stesso a chiedere di prete Cirillo a una donna che allattava un
bambino sulla soglia della casa dove abitava il prete.
‑ Abita qui prete Cirillo? ‑
dimandò, lanciando un'occhiata lunga e frettolosa su per la scaletta umida e
nera.
‑ È partito, eccellenza ‑
disse la donna.
‑ Dove si trova?
‑ Chi lo sa? Gesù...
La donna fece uno di quei gesti
contratti con cui il popolo di Napoli riassume tutto ciò che pensa e che non
pensa.
Non gli parve che in Mercato vi
fosse tutta la rivoluzione di cui parlava il Piccolo. A Napoli le impressioni
sono altrettanto forti quanto passeggiere, raggi di sole sull'acqua che
abbagliano, ma non scaldano. Questo suo morto, insomma, tornato a galla un
momento, doveva come gli annegati precipitare subito in fondo e non
risvegliarsi che il giorno del giudizio, vale a dire mai.
In questa convinzione se ne tornò
con passo lesto e con un fare superbo quasi di provocazione verso la gente che
gli veniva incontro e che pensava a prete Cirillo molto meno di quello che il
barone immaginasse.
Comprò tutti i giornali del
giorno prima, compreso il Popolo Cattolico, e corse a casa colla voglia
smaniosa di leggere quel che dicevano del suo prete. Non era paura, ma
solamente una curiosità come un'altra.
|