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Per tre o
quattro giorni si sentì male e di malavoglia. Un vecchio disturbo di cuore,
ch'egli credeva di aver superato colla regola, colla tranquillità, con una
moderata cura di digitalina, sotto le scosse di tanti avvenimenti tornò a farsi
sentire. Per qualche notte stentò a chiuder occhio. Stava in letto al buio,
incantato a contemplare le stelle che brillavano nella cornice della finestra,
senza pensare a nulla di preciso, come perduto in un gran deserto, sorpreso di
trovarvisi, non sostenuto che da una segreta speranza di uscirne. Gli era
capitato come a chi viaggia sui monti. Va e va, su e giù per greppi e bricche,
arrivava colle scarpe e colle gambe rotte in cima a una rupe da dove
improvvisamente gli era apparso uno stupendo panorama, una stesa senza fine di
paesi, di fiumi, di laghi, di pianure verdi, ch'era bello, incantevole di
contemplare, anzi valeva la pena di sedersi un poco a tirare il fiato davanti a
quel quadro, ma non bisognava fermarsi troppo. Il luogo era scosceso, soffiavano
venti cattivi, e stava per scendere la notte. Giù, giù in fretta, sor
Demetrio...
Paolino intanto,
che non era uomo da stare un pezzo sulle punte di un pettine, passati alcuni
giorni, lanciò a Milano questa lettera:
«Caro
Demetrio,
«Poche parole.
Io ti avevo detto di scrivermi un Si o un No e dopo una settimana non mi scrivi
niente
«Ho parlato
anche con Carolina che s'è lasciata persuadere e m'incoraggia.
«I miei
interessi non mi permettono più di aspettare. Non dico di combinare subito,
lasciamo pure tempo al tempo, ma avrei piacere che tua cognata venisse a
cognizione della qui allegata lettera che ho fatto vedere anche alla Carolina,
e dice che va bene. Per ora mi contento di una Promessa, di una Speranza. Se
invece è colpo di spada venga colpo di spada. Ma in ogni Contiguità non posso
continuare in questo stato letale anche per la salute dell'anima e quella del
corpo.»
La lettera
allegata diceva:
«Stimatissima
signora Beatrice!
«Non è uno
sconosciuto che osa rivolgersi a Lei per esprimere i sentimenti che da molto
tempo nutre il suo Cuore in vista e in riguardo alla Sua Persona. Mio cugino
Demetrio è incaricato di esporre per me di che si tratta, donde non istarò a
ripetere le ragioni e le speranze, che mi conducono oggi a scriverle una lettera,
la quale, se sarebbe accolta con Indulgenza, sarà il giorno più bello della mia
vita.
«So che io non
avrei dovuto essere tanto temerario d'innalzare gli occhi fino alla Sua Persona
circondata da tante attrattive, al confronto della quale io non sono che un
uomo indegno; ma....»
E sempre su
questo tono apriva tutte le porte del cuore. Esponeva le sue oneste intenzioni,
la gioia dei parenti, ove si fosse potuto stringere un nodo indissolubile, e le
cure, le tenerezze di cui avrebbe circondati i poveri orfanelli.
La buona sorella
Carolina, alla quale lesse la minuta della lettera, suggerì una frase, «porgere
grato orecchio», che le era rimasta in mente fin dal tempo del collegio.
Non contento
ancora, Paolino volle far sentire lo scritto anche a don Giovanni, curato di
Chiaravalle, un vecchietto di molto buon senso pratico, che propose una chiusa:
«voglia dunque alla stregua di queste considerazioni perdonare la mia
improntitudine».
Per quanto
Paolino non entrasse molto bene nel significato di questa «stregua» accettò e
introdusse anche la frase del buon vecchietto, per dare anche a lui la sua
parte di responsabilità.
Trascrisse la
lettera su un bel foglio quadrato coll'aiuto della falsariga, senza una
macchia, senza una cancellatura e mandò il suo letterone aperto a Demetrio,
perché vedesse e giudicasse anche lui.
Demetrio lesse
una volta con una faccia tra l'irritato e l'indifferente.
Ognuna di queste
parole scritte colla calligrafia commerciale del cugino era un chiodo che egli
doveva ribadire nel cuore di Beatrice. E non se ne sentiva più voglia.
Gli parve che il
signor cugino avrebbe potuto sbrigarsi da sé, senza bisogno d'ambasciatori.
Egli non faceva il portalettere per nessuno. In un atto subitaneo e
irragionevole di stizza fece volare i fogli, che andarono a finire sotto la
sedia. Capì subito però che era fuori di casa. Si stupì egli stesso della sua
impazienza. Che diavolo aveva indosso? Raccolse i foglietti, li nettò dalla
polvere soffiandovi sopra, e nel metterli sotto un calamaio disse a mezza voce:
«vedremo» : quel tal «vedremo» con cui di solito i nostri buoni superiori
procurano di non farci veder nulla.
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