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Nè era certo in villa con lei, che
Leopoldo dovea trovare riposo. L'omiopatìa lì non serviva. Leopoldo avea bel
circondarsi di affari, bel imbrogliarli, bel stare fuori giorno su giorno pe'
suoi latifondi, ma nello specchio del capo apparìvagli sempre quella pàllida
faccia contro la quale parea battesse continuamente la luna; avea bel
vilupparsi in filosòfiche dissertazioni intorno all'equanimità, e al modo di
annichilir le passioni, cioè di vìvere morti, studiàndone anche a memoria i
concettini ingegnosi e le elegantìssime frasi, ma tutta 'sta roba, scritta in
pacìfici studi verso cortile, al sovvenire di una occhiata di lei,
languidìssima, nera, sprofondàvasi giù.
Venìvano allora i furori. E allora e'
fuggiva a serrarsi nella càmera sua e ne appiccava la chiave sotto il ritratto
materno. Facea le volte di un leone affamato. Pigliàvalo uno struggimento di
abbracciare colei, di schioccare dei baci... che dico! di mòrderla, di
pugnalarla. Ma, inorridito a un tratto di sé, si gettava sul letto, sospirava
d'angoscia, e mirava con il desìo negli occhi le sue pistole. Oh, a non
toccarle, ci volea bene coraggio!
Ma e fuggire da lei?
Pazzìe! ei si sentiva legato con doppia
catena. Avesse amato soltanto, non era impossìbile... forse; ma, nell'amare,
egli odiava; ed una goccia di odio fà un sentimento eterno.
Per quante fitte crudeli, per quante
torture ciò gli costasse, egli or più non poteva fare di meno di que' terrìbili
istanti, nei quali era presso a colei, anzi, èrale al fianco; quando, in una
sentiva e le vampe amorose e i brìvidi dell'orrore ed i sobbalzi della
disperazione; tutto, sotto una màschera calma, solo tradendo la irrompente
passione al spesseggiare convulso del nome, il più sereno, il più dolce
«sorella».
E, a volte, Ines fisàvalo con gli
occhi gonfi, inghirlandati di duolo...
Pòvera tosa! Non avea fatt'altro se
non cangiar di prigione; e in peggio. Ché, almeno in collegio, allegre voci di
amiche mischiàvansi a quella della campana imperante; quà, rinchiusa come dalla
pioggia autunnale, splendèndole il sole all'intorno, senza compagne ma serve,
niuno veggendo all'infuori del fratel suo e di un dottore vecchio, sentìvasi
orribilmente sola, spopolata pur di pensieri, perché temeva a pensare; in
collegio, a traverso le spìe delle persiane, scorgeva una fine, un cangiamento;
quà, con un largo orizonte, nulla. Or, che cosa, Dio mio! più paurosa
dell'infinito?
E la salute si dilungava da lei; sì che
Leopoldo, agitato chiese al dottore, una sera:
¾ Che dice di mia sorella?
¾ Dico ¾
rispose il dottore ¾ che sua sorella ha un di que' mali
che i mèdici non guarìscono... i mèdici vecchi almeno, come, pur troppo, io.
Donna Ines ha il male di amore.
¾ Ah? innamorata? di chi? ¾ sclamò Leopoldo adombrando; e, senza
stare per la risposta, corse alle sue càmere.
E pòsesi a passeggiarle in lungo ed
in largo. Una folla di suoni gli mormoràvano un nome... tremò. Lo sbigottiva il
suo stato, ch'egli non avea osato mai di segnarsi a netti contorni e che non
mai in altrui avrebbe pur sospettato. No; questo non si poteva ¾ non si dovea cioè; ¾ era d'uopo un nome diverso;
qualùnque.
E cercò spasimando... Ah! ecco... Emilio
Folperti... Eppure! no. Imaginate in costui un fittàbil del suo, che il mèdico
avea un giorno condotto in casa Angiolieri; un giòvane bello sì, ma bello e
nient'altro. Il quale Folperti, s'era creduto d'ingraziarsi il fratello,
lodando a lui la sorella, e Leopoldo ¾ gentilmente villano ¾ avèagli chiuso, prima la bocca, poi
la porta sul viso; dopo, se n'era affatto scordato. Ma adesso, creàtoselo
appena a rivale, Leopoldo non lo potè più soffrire, non gli parve più il mondo,
vasto per tutti e due abbastanza… o l'uno o l'altro... lì ci volea una
soddisfazione... Soddisfazione? e di che?... E se il Folperti gliel'avesse
accordata con lo sposare colei?
Ben seguitava a susurrargli il buon
senso «come vuoi ch'ella ami una sì fàtua cosa a bellezza ed a senno?» Ma saltò
su a dire il sofisma «non si adoràrono stàtue? non si adoràrono mostri? non si
baciàron cadàveri?...» e Leopoldo, sospinto da geloso furore, schiuse di botta
salda la porta, e fe' il corritojo, lungo, che divideva le sue dalle stanze di
lei.
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