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In un battibaleno, tutti della
provincia parlàrono del matrimonio, e tutti credèttero allora capire di aver
già capito il perché della scena violenta tra l'Angiolieri e il Folperti, e il
perché della guancia affilata della ragazza, quantùnque loro allegasse un po' i
denti quello di un sìmile amore. Infatti, avèano detto sempre gli uòmini, che,
in espressione, la faccia di Emilio era una pretta bondiòla, e, quanto agli
uòmini, passi! ma anche le donne s'èrano sempre accordate in questa sentenza.
Comùnque! il matrimonio parea dei meglio assortiti; in ambidue, anni pochi,
soldi moltìssimi... qual gioja per il fratello!
Ma, oh avesse potuto chi la pensava
così, dare un'occhiata in casa Angiolieri! Dove ¾
all'infuori di quel ciccioso e lustro di Emilio, il quale, tutto soddisfazione
imaginàndosi amato, non scomodàvasi manco ad amare, come colui, che, servito,
si lascia servire ¾ e' vi avrebbe veduto una giòvane, o,
meglio, la marmòrea effigie di una, costretta a sedere dapresso tale che odiava
ed a sentìrsene tôcca; come pure, veduto un amante obbligato a mirare, anzi a
far buona cera, allo strazio del cuor dell'amata e del suo.
Poi, sulla fine di un pranzo, lo
sposo, con un sorriso a Leopoldo, disse:
¾ Al nostro primo bambino ci metteremo
il tuo nome; ti piace? ¾
E il conte, che si stava mescendo,
assentì con un ghigno. Ma fu una grazia da quadro se la bottiglia di lui
continuò a versare.
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