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| Carlo Dossi Vita di Alberto Pisani IntraText CT - Lettura del testo |
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1 - le due morali
Non getterò proprio via un pezzettino di carta per quistionare, se l'avere sancito alcuni fatti morali in sentimento di vizi coi loro opposti in quel di virtù, sia o no d'artificio. Tròvansi, è certo, anche ragioni pel sì ¾ e filosòfiche e stòriche ¾ tuttavìa, lasciàmole là; spesse volte, conviene tenere la via presente, quale si sia, per buona; poi, d'altra parte, non si farebbe che un inversar la quistione per cominciarla da capo. Dùnque, or non tocco che a un argomento affine, osservando cioè, come in taluni casi un male qualificato può trasformarsi in un bene e anche in uno col più. Inquantoché, sul teatro del mondo, le morali son due (tutto è doppio del resto). Ed una è l'officiale, in guardinfante e parrucca, a tiro-a-sei coi battistrada e i lacché, annunziata da tutti i tamburi e gli zùfoli della città; l'altra è... ma, in verità, non tien nome... è una morale pedina, in gonnelluccia di tela, alla quale ben pochi làscian la dritta. Quella, è della stessa famiglia del jus quiritàrium stoltamente dogmàtico; questa, del jus pretòrium, che dà orecchio e ragiona. E la prima ha per sé, tutto quel che di leggi, glosse, trattati, fu fabricato e si fàbrica, fiume a letto incostante, roba in cui la sguàzzano i topi e le tarme; l'altra, nudo e puro il buonsenso, eternamente uno. Rompendo il che in monetina; se è vero, ad esempio, che l'adulterio, come si stampa e declama, sia all'ingrosso un diabòlicus casus, io vi dimando a mia volta, quale più santa, più evangèlica opra di lui, quando la fedìfraga donna è una fresca ragazza, dalla viltà dei parenti astretta a fasciare le polpe gottose di un vecchio, o a riammaestrare «i mal protesi nervi» di un giòvane? E, se è pur vero, che il suicidio sia, come si pone, il coraggio della paura, non è forse al rovescio un generosìssimo atto, quando, questo incontrare a mezza via la morte, può far felice una moglie, vìttima del suo dovere di fedeltà incautamente giurato? E l'omicidio, agghiacciante parola, non mèrita invece il raggio di gloria il più puro, allorché rende un pòpolo a sé, o attùta il cannone? Mac...
Èccoci al mac. Era un errore di stampa, ma uno che gli rovinava un perìodo... che dico! una pàgina. Ed egli non averlo veduto! E chissà quanti ce n'èrano ancora! ¾ sì, che, vôlto quel foglio, spinse pauroso lo sguardo al vicino... Laus Deo! non ne trovò. Ma trovò altra cosa. Trovò di avere stampato una miseria di un libro: se lui! (inquantoché, a ciascuno, il proprio specchio sorride) imaginate un po' gli altri, i quali non hanno certo interesse che un libro sia bello, anzi, cui molte volte disgrada, quand'è. Eppure! si ricordava d'averlo pensato entusiasta, e rivedeva uno per uno i luoghi del tale o tale baleno; nè avea manco sparmiato i polpastrelli de' diti, ma! ma la sua penna, siccome a inesperto un cavallo, l'avea condotto in un dove, mentr'ei tendeva ad un altro. Or, che cosa dedurne? Che, a parer mio, facea di un brossolino un bubone. Qualche pàgina fiacca, orsù! non è il Dio-fece alle belle? Ma Alberto non la vedeva così; e tornò a lègger da capo. Ve'! un periodare contorto... male assonante... a stroppiature d'idee; quì, odore di costolette bruciate; lì, di camino; più in là, un organetto sfiatato; poi una mosca nojosa... In conclusione, lanciò per aria il volume. E si promise di farne un falò con tutta l'altra famiglia, pur non pensando che il suo librajo a Firenze ne avea già forse in vetrina, cioè! non pensando... io credo... anzi! sono sicuro che sì, e che fosse appunto per questo s'egli arrischiava tale incendiaria promessa. In quella, àpresi l'uscio; e Paolino, in tanto di cappanera, gli annuncia: ¾ Non mi seccare! ¾ fà Alberto, grazioso come un'asprella. E il servo: ¾ No! ¾ sclama rabbiosamente l'amico ¾ io non... non ho fame, hai capito? ¾ Sul che, Paolino, vedendo nell'almanacco una luna, azzittisce e va via. E allora Alberto pensò, che a lui capitàvano tutte. Fe' a larghi passi la stanza. Chi più infelice di lui? E chissà quanti dolori (cui non avea ancora avvertito) lo serràvano intorno!... gira gira col capo, se ne persuase talmente, che si cruciò, accasciò... Ma, e che? dei dolori all'asciutto? per cui buttossi sul letto. E vi si pose a frignare. E, dàlle e dàlle, pianse. Ma Alberto, chi no 'l capì? era in un mondo che roteava a furia di spinte. Le lagrimuccie gli finìrono presto; ed ei levò dal cuscino la guancia, un po' timoroso di scontrare qualcuno che ridèssegli dietro. Non taciamo però, che il suo ventre gli borborava da saggio. Comùnque, il nostro bimbo-in-cilindro scese dal letto, lo riaggiustò e die' un'occhiata vogliosa alla porta. Pur tuttavìa, prima raccolse il gettato volume, e, fàttosi ad una finestra (ché il giorno moriva), più che con gli occhi del senso, con quelli del sentimento, lesse:
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