Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Carlo Dossi
Vita di Alberto Pisani

IntraText CT - Lettura del testo

  • PARTE TERZA
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

PARTE TERZA

 

Tutti gli sguardi si rivòlsero a lui...

Avverto che noi ci troviamo in un'àula del liceo Rovani. C'è un professore che insegna non bene, ed una occhiata di giovanetti che ascòltano male. Il lui è Alberto. Saputo dire alla commissione esaminatrice e quanti chiodi Noè adoperava per l'arca, e in che maniera i Fenici aprìvano l'òstriche, e di qual pelo era Dante, egli, pochi innanzi, èravi stato ammesso; ora, facea la sua prima comparsa.

E Alberto, rosso come un garòfano, salì alla càtedra e susurrò alcune parole al professore. Il quale:

¾ Ah? ella si chiama Alberto Pisani ¾ disse con la medèsima cantilena con cui dottorava ¾ dell'istituto privato Rosmini?... Bene, vada e segga nel quarto panco a sinistra, , fra Caldarini e Tebaldi. Almeno la mi dividerà due ciarloni ¾ (risa) ¾ Non mi diventi il terzo però ¾ (altre risa) ¾ Signori! prego ¾ e ripigliò la lezione.

Alberto, con l'aria la più spaesata, giunse al posto indicato, e siedette.

La lezione, filosofìa.

Il professore ¾ e cavaliere, s'intende ¾ era l'illustre Pignacca, un uomo di peso ( solo a stadera) il quale già avea commosso il mondo scienziato, il che viene a dire quattr'uòmini e un caporale, per certa sua particolare suddivisione nella psicologìa, quasiché la torta, con il variare del taglio, cangiasse. Inoltre, egli avea dato fuori un libro, scritto come italiano filòsofo può, cioè in istile-droghiere, nel quale e' volea insegnare scientificamente virtù... pensate voi! a fòrmole! come se matemàtica!... A buon conto, lui non ne apprese; seguitò a tenere la moglie sotto chiave e lucchetto, allorché non le stava, tormento infernale alle coste; e ad incollare semenza nostrana su Giapponesi cartoni. Pignacca poi, come ognuno della filòsofa cricca, avea il suo gergo; dal che, liti strappa-capegli con chi, pur dell'istessa opinione, gergoneggiava diverso; e, come tutti gli altri fùrfuris ejusdem, non educava già a fare, ma a dire, tanto a pensare con il capo nostro, quanto con quello di lui.

Fortunatamente, nessuno degli scolari porgeva attenzione: era proprio la sua per conservare il cosìdetto lìbero arbitrio, quel lagrimino cioè, che l'època, il luogo ed il corpo in cui dobbiamo trarre una vita, pare ci làscino. Degli scolari, chi leggeva romanzi e chi scolpiva od inchiostrava panchi, chi giocava a tresette, a smerelli, ed anche alla mòra... e si fumava e rideva e barattàvansi pugni. Due stàvano attenti; èrano due margnucconi. Quanto ad Alberto, uso alla quiete di una pìccola scuola, tenea la testa intronata, allocca, da veneziano sbalzato dalla sua morta laguna in una via di Londra.

E, pria ch'ei vi facesse l'orecchio, còrsero settimane; potè solo allora capire tra chi si trovava.

Ei si trovava in mezzo a una turba di giovanetti con il prùrito nell'ànima. Qualcuno avea intravisto cose non sospettate. Gli altri s'èrano affollati intorno allo scopritore, cercando essi pure vedere, chiedendo l'un l'altro. E , nuove parole venìvano mormorate e si stancàvano i dizionari più del dovere e circolàvano alla nascosa imàgini e libri, di que' che vèndonsi con la mano sinistra.

E i giovanetti, allora, non ridèvano più alle ambìgue spiritosità de' babbi e de' zii; invece, arrossìvano. A volte, alcuno, fuggìa il bacio di mamma.

¾ Ma che ha il nostro Giorgetto? ¾ questa dicea al marito, la sera ¾ Come ingiallisce, n'è? ¾ e ricordava il latte-e-vino fanciullo di due anni addietro.

¾ Bah! ¾ rispondeva il grosso papà volgèndosi fra le coltri ¾ mali di giovinezza ¾ Sogghignava un pochino, poi si metteva a russare.

¾ O spose! - sospirava la mamma ¾ a che verginità e candore? ¾

E intanto il Giorgetto imbalogiva vieppiù; avvelenava l'ànima sua e il sàngue de' futuri figli.

Osserva il mio amico «tu calchi troppo la penna» ¾ Vero; ma quì non sono io che pensa, è Alberto; e, in via morale, ciascuno, vede... quello ch'è predisposto a vedere.

In verità, ben pochi de' compagni di Alberto èrano quel che sembràvano o volèan sembrare.

Per esempio, Rico Fiorelli! a sentirlo, una sbòrnia ogni ; sempre ribotte, sempre allegrìe; in fatto, si coricava a nov'ore e non si arrischiava, al caffè, oltre l'àqua di pomi. E Peppino Milesi? Peppino, è vero, sul corso, in compagnìa d'altra lattuga d'orto novello, avea risposto «va e lavora» a un pòver'omo sfinito che gli diceva «ho fame»; eppoi? poi rifece la strada in sua traccia e pianse non rinvenèndolo più. Così, di Giannetto Campana, il conte Ory, quel che a suo dire, eclissava il gran Turco: bene, v'accerto che le di lui prodezze amorose restàvano sempre al di fuori delle vetrine delle modiste, e de' balconi delle cantanti, come vi accerto che quella tal graffiatura alla mano ch'egli mostrava, segno di amore geloso di una tra le cento sue belle, era di gatto, gatto con quattro gambe. E aggiungo, che, navigato com'ei si vantava, un , saputo che nella stanza di mamma era una certa cugina, da anni e anni non vista, la quale passava per una stella-Diana, ei non osò uscir dalla sua.

Ma Alberto, caràttere rococò, s'è insospettito de' suoi novi compagni, e da lor si dilunga. Egli credeva nel raccontino «le pere sane e la guasta» un buon avviso per chi ripone la frutta, ma non pensava che ad ogni qualùnque credenza dèvesi unire un màrgine largo per correzioni ed aggiunte.

Forse, avess'egli incontrato un amico, chissà che altro sarebbe avvenuto di lui! certo, il non incontrarne, fu una disgrazia, ché la imaginazione di Alberto, a non soffocare, avea d'uopo uno sfogo, e inquantoché, mentr'ei viaggiava col capo di delle nubi, era bisogno che, quì, un amico tenèssegli d'occhio i piedi.

Secondo lui, i condiscèpoli suoi, bevèvano falso-Champagne in mancanza di schietto: a ciò, ùnico scudo o rimedio, era un amore, fosse anche ideale. E Alberto, per la seconda volta in sua vita, cercò; questa, non di maniera.

Ma di vivente, nulla. Non gli parea di abbàttersi se non in testiere da parruccajo o cuffiara; talora, lusingàtosi còlto da qualche giòvane aspetto, com'esso gli dileguava, il cuore di lui serbàvane traccia, quanto la tela, esauriti i vetri della lanterna màgica.

Quindi, si vide il nostro gòtico amico, per delle settimane alla fila, in volta nelle pinacoteche, assaporando a centelli le gloriose bellezze, tra una santa indeciso, una regina e una dea. Ma, chéh! Èrano quelle un po' troppo a chiùnque. Alberto avrebbe invece voluto serrarle nella sua stanza, goderle egli solo. Poi, diciàmolo, la loro vita d'amore era già stata compiuta, scritta, stampata; mancàvano d'un non so che... Cosa? (questo, Alberto, sentiva senza osar di pensarlo) ¾ Fragranza di carne.

Così, egli usciva dalla pinacoteca, solo come all'entrare, o spesso, col cupo sfondo del quadro nell'ànima.

E, a cibo del suo chiuso umore, lesse un mattino, di una tal stiratrice, che, piantata da una birba di amante, avea ricorso al carbone. Alberto ne intenebrì. Ei sospirava un amore; altri èrane stucco; a lui nessuna gentile pensava, per altri ¾ e indegno ¾ ecco una poveretta, precipitarsi a cacciare dal suo stambugio il creatore soffio di Dio, a morirne i sospiri con le spergiure lèttere; èccola destare smaniosa il fornellino che già le dava la vita; poi ¾ nascosta quella Madonna, non mai nascosta per altro ¾ buttarsi sul letticciolo, la faccia contro i guanciali, attendendo... muta.

La fantasìa di Alberto infiammò. Quella mattina, ei passò oltre il liceo, tenne verso una porta della città, passò quella pure, e giù, a traverso i campi ed i prati. Il cuore or gli piangeva alla tristìssima fine della tradita; ora, avvampava geloso: oh! egli non sarebbe stato sleale. E, d'ago in filo, sempre più conflagrando il cervello, si persuase che lei, la suicìda, avèagli dato, per quella stessa mattina, un convegno.

Dove?

Ei rasentava un gruppo di piante incespugliate al pedale. perché non dietro?

Le piante, sotto l'onda del vento, chìnan le cime come a rispòndere «sì»; Alberto, agitato, s'apre la via in mezzo al cespuglio, guarda...

Paciaciòc ¾ salta in àqua un ranocchio.

E fu in questo giro di tempo, che l'odore di cera attraversò casa Pisani. La nonna s'era partita dal seggiolone... Dio! un seggiolone senza nonna... Ma ¾ del resto ¾ tal morte, non era stata improvvisa (e quale altra è?); tre quarti bene dell'ànima di donna Giacinta s'èran da un pezzo, a poco a poco, annientati; l'ùltimo, dissolvèvasi ora con le molècole stanche, tra la pelle incallita.

Un , si mormorò ad Alberto:

¾ Pòvero signorino! ¾

Che ho a dirvi? Alberto non tremò, impallidì; e nemmeno pianse, quantùnque ereditasse.

Senonché, morta ufficialmente la nonna, egli sentissi solo, più solo della tabacchiera di lei. Di amici, sapete già, non ne avea: due o tre conoscenze e alcuni mezzi-parenti facèvangli l'istesso effetto del sarto e del calzolajo. E non avea pure fastidi; ei, maggiorenne; il suo patrimonio, se in miniatura, lìmpido come un cristallo; per soprassello, una perla di servitore; uno, la cui fedeltà, intelligenza, ordinatezza, scampàvalo da quella fitta di guaj casalinghi, la quale vince gli eroi.

Ma il nostro amico, in mancanza di altro, guardate un poco, invidiosi! si die' a rancurarsi perché tutto gli andava a ruote inoliate, a rangognare di non averne il di che.

E, via su questa strada, Alberto si cominciò a frugar la coscienza. Non dico già, che il dare una occhiata ai nostri conti morali, di tanto in tanto, sia male... anzi! noi vi scopriamo partite nuove o dimenticate; noi vi facciamo, e con frutto, un corso di ètiche. Tuttavìa, calma! mai sottigliezze. Diversamente, si ponno errare le somme, scambiar le partite, e per fuggire un abisso, caderci. Viva e viva colui, che tiene i suoi soldi in una schiera di ciòtole, e spèndeli a occhio!

Dico adùnque, che Alberto si mise attorno a' suoi conti, e ci si mise con l'ànimo ancor più a rampini del sòlito.

Buffata via una polve di convenzionale virtù, s'ebbe alla vista un pigio di vizi. In prima, capì che il suo cuore era un tappo di sùghero. Eccome! Per esempio, il innanzi, a un ragazzino, che offriva piagnucolando fiammìferi e che parea cascasse di fame, egli avea risposto un «no» tagliente. È vero che già tenèane in tasca un due mazzi, ma! non importa; egli avrebbe dovuto comperarne qualch'altro ¾ chéh! molti ¾ anzi! tutti. Per soprapiù, quel medèsimo ¾ sostando nella portinarìa a due amorosi piccioni l'uno all'altro accostati ¾ come gli si dimandava «le piàciono?» avea esclamato «arrosto!» Non nego, èrano mìnime cose, ma è appunto da queste, perché sùbiti moti, che la natura nostra si svela. E poi! quante làgrime gli èran gocciate alla partenza di nonna? Nessuna. Pòvera nonna! se non di quelle, che stùzzicano mille appetiti nei nipotini per il gran gusto di soddisfarli, pur si trattasse di una fetta di luna, donna Giacinta ponea in lui molto amore, mai s'era spassata di castigarlo, di costumarlo, come dicea una mia serva brianzola.

E il bello è, che invece avea pianto a salatìssime goccie la stiratora. Bene, che signìfica ciò? Che noi ci lasciamo pigliare, spesso dall'apparenza, rado dalla sostanza; che un brodo in tazza di porcellana ci par migliore di uno in iscudella di terra. Dite, avrebb'egli pianto lo stesso, se la infelice si fosse, ignobilmente, appiccata?

In conclusione, ei si sentiva malvagio; se non ancora assassino ladro, in grazia delle circostanze solo.

Nulladimeno, i malvagi, per la più parte, hanno talento; forse perché, dovendo, pòssano quella virtù aquistare che non fu loro donata. Ed egli? Avea sì la gobba sul naso l'ingenii mons della fisiognomìa; ma, in verità, leggendo, egli stentava a capire. Le poesìe di lui, regalarle ai camini, sarebbe stata superbia. Memoria? da penna d'oca. Tatto crìtico? peggio che peggio; sempre si distaccava da un libro, da una sinfonìa, da un quadro, incerto se e perché piacèssegli o no. Quanto al discorso poi, mai botte risposte, mai lampi di genio; parlava a lambicco, poco, e anche quel poco sconnesso, segno di roba mal digerita e di pensieri informi.

E nemmanco avea in costa un marsupio di studi, sia ùtili, sia dilettèvoli, come vuol la corrente è stùpida distinzione. Infatti, che sapeva egli a mùsica? Tamburellar con le dita e fuori di tempo sui vetri. E a disegno? Non temperarsi un làpis. E a matemàtiche, istorie, leggi, e via via? Bah! della parte maggiore il nome solo soletto; dell'altra, sottosopra lo scopo, e non più. Infine! agli esercizi anche del corpo, adatto, uso. In nuoto, un pesce di piombo; nelle ginnàstiche, sèmplice spettatore; in arte equestre, noto solo alle scope e ai cavalloni di legno... Era palpàbile prova il suo pòvero corpo, malnato, male-cresciuto... , vedi.

E quì Alberto, tolto dal tavolino un candeliere acceso (ché, nota bene, egli usava sperar le sue ova al chiaro di luna o a quello della candela) andò a piantarsi innanzi uno specchio.

E il lume, battèndogli in viso da lato, gli riempì d'ombra le occhiaje e gli incavi delle magrìssime guancie.

Ne impaurì. Sgocciolàndosi addosso la cera e singhiozzando, si lasciò cader su 'na sedia... Egli senza talento! egli senza dottrina!... Cattivo... E brutto!





Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License