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1
- la provvidenza
Oh aveste avuta una mano sul cuore
della fanciulla Claudia, quand'ella incontrava là dove la scala potea ancor
dirsi scalone, un certo giòvane bruno; e di capegli e di occhi e di baffi,
nerìssimo! ¾ Tuttavìa, egli non salutava in lei
che la figliola del padrone di casa, e salutava senza pure fisarla. Egli era
pòvero e bello, ma non si sentiva che povero.
Chi fosse, udiamo la portinaja: «un
giòvane molto gentile ¾ ché le chiudeva sempre la porta e
accarezzava il bargnau ¾ il quale, da circa tre mesi, avea
tolto a pigione una stanza nelle soffitte. Precisamente non sovvenìvano il
nome, ma quel si vedeva stampato e attaccato su pei cantoni, come maestro di...
di... non ricordava di che. Nondimeno, gli affari suoi, quali si fòssero, non
dovèano còrrere a olio; nessuno ne avea mai chìesto; ed egli, se spesso usciva
con dei fardelli, rientrava sempre a man vuote».
Alle quali parole, Claudia, volgèvasi
in fretta, e, lasciando la portinarìa, saliva nelle sue stanze. Là, presto
abbandonava il ricamo per l'ago; l'ago per i fiori di carta, metteva insieme o
una rosa turchina o un geranio verde; poi, indispettita anche dei fiori
s'andava a sedere nel vano di una finestra con un qualche romanzo. E Lisa
Angiolelli, che gliel'avea appostato non appena fìnito, si guadagnava a
pazienza il suo spicchio di cielo.
Altre notizie intorno al giòvane
bruno, Claudia le ebbe da cui meno pensava, da un cugino di lei, Pietro
Bareggi. Chi lo conobbe?... un mangia-dormi a faccia da mascarpone?... con un eterno
sorriso a crètta?... un seccatore atroce?... No? ¾
Già; i connotati sono un po' troppo comuni. Pietro faceva assiduamente la corte
alla bella cugina, e in generale s'avea per il suo sposo futuro. Nondimeno, se
è vero che molti folletti in gonnella lo sospiràssero come un marito completo,
io v'assicuro che la nostra ragazza la pensava diverso.
Bene, questo Pietro Bareggi, uscendo
un dopopranzo in carrozza con la cugina e il padre di lei (un mezzo accidentato
e tutto acciucchito, antico bevone in cui s'era rifatto al rovescio il prodigio
delle nozze di Cana) Pietro, dico, salutò il bel giòvane bruno, che rincasava
in quel punto.
¾ Lo conosci, tu? ¾ disse con vivacità la ragazza.
Nòta, lettore, che Claudia con quel
suo allocco parente, stava sempre imbronciata; sul dimandare, mai; sul
rispòndere, rado; e, puta il caso, con dei sì o dei no. L'inaspettato favore die'
quindi un sorriso al pòvero babbio, che:
¾ Altro! ¾
disse, e cominciò a narrarle (avvèrti ancora, lettore, che, per amor tuo,
insàlo tanto o quanto il suo parlare fàtuo) com'egli, due o tre estati prima,
avesse conosciuto a Nizza, mentre vi ranocchiava, in quel giòvane bruno, un
tale Guido Sàlis, conte, ricco allora da parte di madre di un diecimila e passa
lire di rèndita. Ma, Guido, avea per babbo uno strappacasa, giocatore finito e
di Borsa e di bisca. Il quale, un bel giorno, fatto cinquanta e dieci, trenta,
andò con un po' di stricnìna a stoppar la sua buca. Una fortuna, vero? Senonché
Guido volle prefìgerle un'esse, e accettò la successione paterna. Ed èccolo
intorniato da un nùvolo di scortichini, con fasci di carte sgorbiate, bollate.
Egli, giù allegramente a pagare! paga di quà, paga di là, non si trovò alla
fine avanzati che i piedi fuor dalle scarpe.
¾ E, jeri l'altro ¾ aggiunse il cugino ¾ lo rincontrai quì da noi. Quantunque
molto male in arnese, ed io moltìssimo bene, attraversai la contrada apposta.
Già; si sa, io sono un signore alla mano, io. E lo invitai a pranzo: parèami
dire il suo viso «ho fame» giusto, come le sue scarpe ¾
(e quì il cugino bassò un'occhiata di compiacenza alle proprie, nuove e a
vernice) ¾ Che vuoi? rifiutò. E con un far di
superbia! Àqua! ¾
Ma, no; io sostengo il contrario.
Guido, superbo? Oh l'aveste veduto, pochi dì appresso al racconto di Pietro,
far capolino, con il cappello fra le mani e in aria di soggezione, nella
ragionerìa Bareggi! Claudia, che a caso ivi era, il può dire.
Sàlis veniva all'amministratore, e,
nel pagargli una parte arretrata di fitto, si congedava dalla cameretta sua e
da lui.
La bella ragazza lo fisò tristamente.
L'amministratore borbottò una frase
convenzionale di dispiacere.
Il giòvane allora, sempre con lo
sguardo vèr terra, salutò e si volse.
¾ Fàtegli agio ¾
suggerì, sottovoce e con pressa, Claudia all'amministratore.
Il quale:
¾ Signore ¾
fece ¾ se è per il fitto... ¾
La faccia di Guido imbragiò:
¾ Grazie! ¾
disse ¾ ma io... io parto per l'Oceània ¾ e, salutando ancora, sparì.
Al trac della porta che si chiudea
dietro di lui, rispose una picca violente nel cuore della ragazza. Ella capì di
quale incendio o di quanto avvampasse.
Partito Guido, sembrò insieme partito
dalle labbra di lei, il sorriso. Claudia lasciò le amiche, i libri, le
passeggiate; prese a cibarsi a fregucci, a limarsi nell'ànima; e, dalla fresca
fanciulla a cera spazzata di un tempo, a cambiarsi in una di viso affilato,
smorto, balogio.
Fu poi, in quel torno, che quello
sfasciume di un padre di lei, da un pezzo a sé non più vivo, cessò di morirle.
Ciò pòrsele alquanto sollievo, le disfogò quel lago di làgrime, che dalla
partenza di Guido le si era al di dentro ammassato; per la ragione stessa per
cui, in piena battaglia, un bravo maggiore mio amico, tôcco leggermente nel
naso, diede in quegli urli, i quali, una prima e grave ferita in luogo meno
eminente, gli provocava. E invano, Pietro cugino, commosso allo struggimento di
Claudia, cercò a forza di buffonate di ridonarle allegrìa e di rimètterla in
carne. Pena gettata il fare da nano, il travestirsi da cuoco, il travestirsi da
balia! non otteneva da lei un sorriso, neanche di sprezzo.
Ma un dì, il sincerone disse
all'afflitta cugina di avere, in una viuzza perduta, incontrato ancor Guido. E
Guido, stavolta, non gli avea pur reso il saluto!
¾ O il mio carìssimo Pietro! ¾ sclamò la fanciulla con un sospiro
di gioja, disincantàndosi quasi. E a pranzo mangiò due bistecche. Piàcciavi o
no, sentimentali lettrici, stòmaco e cuore sono vicini di casa.
E quì verrèbbemi il taglio per un
sermone circa le gioje morali, le ùniche vere, che la ricchezza potrebbe
apportare. Apporta anche fastidi, non dico di no; ma, come scrisse un milanese
brav'uomo «ogni qualùnque cosa ha due mànichi» nè, ora, sarebbe il caso da
mètter mano al sinistro. Intorno al quale, parlerò poi a lungo, a consolazione
degli spiantati, lor dimostrando anzitutto, che se i nudi-a-quattrini vòlgono in capo i più generosi e i più
bizzarri progetti, i ricchi, per contrappeso, hanno i denari, solo.
Pur tuttavìa si danno eccezioni:
èccone una:
Alcuni giorni, dopoché Sàlis fu
segnalato alla tosa da quel gogò di cugino, un servitore di lei ne scopriva la
casa ed entrava in un desolato stambugio, dove, neanche il sole, universale
parente, si era mai arrischiato. E il servitore offriva a Guido un viglietto,
con tali parole:
¾ Da parte della signorina Bareggi ¾
Sàlis lo pigliò con tremore.
¾ Accomodàtevi! ¾ fece al domèstico.
Questi, guardàtosi attorno, dovette
stàrsene in piedi.
Quanto al viglietto, diceva:
Signore;
desiderosa da un pezzo d'imparare il
disegno, ora, mi sono risolta. Voi ne siete maestro, e, mi si disse, egregio.
Vorreste insegnàrmelo? Se sì, vi aspetto: tardi è meglio che mai; presto è
ancor meglio che tardi.
Il giòvane non si moveva.
¾ Ha una risposta? ¾ azzardò il servitore.
Guido si scosse, e corse alla tàvola
(tàvola e letto era la sua sola mobilia). Ma, a che? di carta, non si vedeva se
non se un brano d'invoglia, già di salame; quant'è al calamajo, l'inchiostro
era sì secco che la ruginosa penna di acciajo rùppesi tosto. E allora ei si
frugò nelle tasche; e ne cavò un mozzicone di làpis mezzo mangiato; era monco!
Tentò di aguzzarlo con una lama di coltello da tàvola; non tagliava oltre il
cacio.
Ma lo soccorse un temperino del
servo.
E Guido, dietro il viglietto di
Claudia, scrisse:
Signorina gentile;
non posso proprio accettare: un
pùblico impiego mi vuole di giorno e spesso di notte. Di malincuore è il mio
no; pur mi consolo pensando che lascio il posto a qualch'altro, certo più degno
di me.
Voi, capirete, lettori, che il
pùblico impiego di Guido era tutta fandonia, sebbene ei già avesse, e l'ozio di
un alto e la fame di un ùmile. Dùnque, che ne era del suo schietto caràttere?
mò perché ricusare un onestìssimo ajuto?
¾ Bella! ¾
se è un matto! ¾ salta su a dire un N.N., che a
questo mondo cantò sempre nei cori. E, matto, in confidenza, è quel nome, molto
di uso, che noi regaliamo a coloro, i quali òsan pensare diversamente di noi,
quando ne sembra un po' forte il chiamarli o bestie o birbanti.
Ma il viso della mia Bigia si fà più
gognino del sòlito.
Ve', se ha compreso!
Tu allora, Bigia, e insieme a te,
quelli che hanno intelletto d'amore e scèlgono le scorciatoje del sentimento,
non chiederete certo perché, allontanàtosi il servo, Guido si buttasse sul
letto, a piàngere e a pentirsi, prima del suo rifiuto, del pentimento poi.
Guido sentiva di aversi accecato il solo spiraglio di luce che ancor gli
restasse, di avere perduto l'ùltimo filo che il ratteneva alla vita.
Ma, un'ora dopo, un picchio alla
porta: forse, della vecchia padrona di casa pel fitto settimanale.
¾ Avanti! ¾
Sàlis rispose, con la faccia contra il paglione.
Si udì l'aprire dell'uscio.
¾ Signore ¾
principiò oscillando una voce di donna; ma questa voce descrisse una curva;
non, come Guido attendeva, un àngolo.
Egli ne trasalì. Levando lentamente e
con timore la testa:
¾ Oh! ¾
fece; e balzando in sui pie', poggiossi alla tàvola.
¾ Signore ¾
Claudia continuò, dal lato opposto di quella ¾ il mio servitore m'ha detto... io
vengo... mi disse il mio servitore... voi... ¾ ma lì, s'empiendo di parole la
bocca, tàque rossa e confusa, e fisò l'occhio alla tàvola.
¾ Signorina... voi... ¾ cominciò allora il giòvane bruno ¾ avete scritto... il vostro servitore
mi disse... io... l'impiego... ¾
E batti con questo impiego! Guido si
moltiplicava le macchie sulle unghie. Ma il dir bugìe non è roba da tutti. Ed egli
turbossi, azzittì, e scese lo sguardo su dove posava quello di Claudia.
In cui, era un intreccio di lèttere,
un intreccio a matita; Guido leggèvavi Claudia; Claudia, Guido. E le pupille di
essi, rialzàndosi insieme, dièdero l'una nell'altra; nè si fuggirono.
Dio! che scontro! In un baleno, due
storie di amore, che ne formàvano una!
¾ Claudia! ¾
egli esclamò, giugnendo le mani ¾ io ti fuggii; tu mi sègui.
¾ Dùnque, ci amiamo? ¾ fe' la ragazza con uno scoppio di
gioja.
Ma il giòvane impallidì, e si lasciò
cadere sul letto, e si nascose tra le palme la faccia.
¾ Oh noi infelici! — disse.
— Perché? — dimandò la tosa, agitata.
Ei trasse un profondo sospiro.
¾ A che sono ricca, io! ¾ sclamò con angoscia la bella.
E quì, silenziosi momenti. Poi, s'ode
un passo che si slontana; poi, una porta che cricchia. Egli leva le mani dal
volto; guarda: è solo. E geme «la povertà fà paura».
In qual maniera, si maritàrono
dùnque? State a sentire. La conclusione par da comedia. Un prete Armeno (chi
dice Greco, ma ciò nulla importa) apparve Deus-ex-màchina a Guido, e gli rimise, in nome di tale, morto
pentito a Betlemme, una grossìssima somma, truffata, anni già molti, al babbo
di lui. Il che era bene possìbile. La vecchia casa dei Sàlis, disordinata che
mai, vincea per ladri il nuovo regno d'Italia; poi, l'Armeno produsse una
filatèra di scritti; infine, prova senza risposta, era il pagamento sonante.
Bigia, or che pensi?
¾ Penso che la Provvidenza è pur
buona!... con l'ajutarla un tantino ¾
E detta istoria venne poi anche raccolta da Alberto a pezzi e
a pezzetti da bocche meno bugiarde di quella del marchese Andalò;
principalmente da Enrico. E, per le molte lacune, era proprio il caso di dire:
Se imàgini cos'è,
c'è un gràppolo per te.
Ma, alla morale, il veleno. Come fuggire il confronto tra
quella istoria a chiaroscuri e di amore, e la sua (di Alberto) morta di affetti
e di un monòtono grigio? Più; e' sentiva che la comedia dei due giòvani sposi
era bella e finita; e, se ancor non finita, il posto di lui era in platea:
avrebbe parso, in sul palco, una quinta di selva in un scenario di sala.
Felicità stava con que' due
cònjugi-amanti. A che buono turbarla?
Ma lì i pensieri di Alberto cambiàrono strada. Vìncere un
cuore? egli? con quel disgraziato suo corpo? ¾ e sospirò e singhiozzò ¾ Oh! foss'egli stato bello!... bello
come un giòvane Dio pagàno. Èccolo venire all'incontro di una lunga fila di
giovanette, poniamo un collegio, fiero, splendente ¾ E passa, lasciando dietro di sé, in ogni seno
uno sbàttito, su d'ogni labbro un sospiro...
A notte, nei dormitori... il diàvolo.
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