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il lotto
È la portinarìa clàssica. Ampia,
bassa, non ricevendo luce che da una finestra, chiusa, incartata e per metà nel
soppalco (e luce anche scarsa), dal pavimento che invischia, non la contiene
due mòbili in parentela fra loro, sebbene più d'uno, venuto fuori da due. In
fondo, un lettone, di que' catafalchi terrìbili, che non si pìglian che a
corsa, interrogàndone prima con un po' di fio-fis il disotto, coperto di un pannolano a scacchi
bianchi ed azzurri, e protetto da una spalliera di roba, passata per
l'aquasanta.
Questa portinarìa può dirsi la
pattumiera di casa. Sulle pareti, quadri d'ogni generazione, o senza il vetro o
con il vetro rotto... e un àlbero genealògico e stampe dai magazins
pittoresques e figurini di mode dell'època di Beauharnais e una raccolta di
taccuìni fuor d'uso incominciando dal 4; sui tàvoli, sui canterani, vasi di
fiori di pezza, polverosi, sbiaviti ¾ pìccole stàtue alabastrine, monche ¾ pere, mele e Gesù-bimbi di cera ¾ tomi senza il compagno ¾ porcellane e terraglie a crepi ¾ guanti dismessi ¾ piombo appallato di Dio sa quante
boètte ¾ e scàtole e scatolini di tutti gli
sposalizi della contrada con entro ancor la treggèa. In un camerino senz'uscio,
appesa folla di vesti, avanzi di ùltimi spogli.
E il tutto, si sottintende, sliso,
sudicio come le sue vecchie padrone. Le quali, son due; una, che ha nome la
Pinciroli, è piccolina, è osso-e-buco, e pensa alla provvista temporale dei cibi;
l'altra, cioè madama Ciriminaghi, vera madre abbadessa, sempre su 'n
poltronone, provvede allo spirituale, spaternostrando, snocciolando rosari,
dicendo male del pròssimo.
Ora, volete sapere una cosa?... ma,
oè, miei ragazzi, stia tra noi: le due portinaje sono... riccone sfondate.
Gua' che voi fate i larghi occhi! Voi,
n'è? pensate a un asinello conia-zecchini, o a una borsa infinita? mi appongo o no?...
Bene, voglio imbrogliarvi ancor più, aggiungendo, che le due donne, in barba ai
lor sacconi di scudi, sono ¾ quel che si può ¾ felici.
E il gran segreto, quale?
Esse mèttono al lotto.
¾ Oh, ma è la volta del terno! ¾ dìcono poi con uno scrocchetto di
lìngua ¾ i nùmeri sono bellìssimi ¾ e le si stìllano il capo intorno al
come impiegare i venti-lire del rè.
Madama Ciriminaghi amerebbe una
casetta sul lago, in riguardo alla barca; la Pinciroli, una sulla montagna, per
amor della vacca; lì si discute, e si sciorìnano in mostra di quello e questo i
vantaggi; poi, si va a letto, e lietamente si sogna.
Per il dì dopo, la Pinciroli ha
rinunziato alla vacca, e si accòmoda al lago. S'aquista allora la casa, e si
comincia a pensare in qual maniera disporla, in quale foggia acconciarla. Su un
muro di quà, su uno di là, èccoti fuori un casone, indi un palazzo. In ogni
sala, tappeti, grandi specchi, lumière. Tintìnnano i campanelli, accòrrono i
servitori, attàccansi i tiri-a-quattro.
E, certe come si stanno le due amiche
di vìncere, possièdono veramente; han, dùnque, tutti i piaceri della ricchezza
senza i fastidi, tutta la smania del comperare e non il sazio di avere. Sono
padrone di fondi e non pàgano imposte nè al governo nè a Dio, sono padrone di
case e non tèmono incendi e non ladri; fanno spese stragrandi e il loro
sacchetto pesa sempre lo stesso.
Nè poi crediate che i disinganni
settimanali le distùrbino molto.
¾ Pazienza! ¾
esclama, rincasando, la magra.
¾ A un'altra volta! ¾ ribadisce il grassone senza
scomporsi. E lì, fatto un bel taccio sulla disdetta, si danno a cercare nùmeri
di fisionomìa più bella.
Ma quì odo certuni, di quella risma
di gente, che, infistolita nel naso, sente la corruzione ogni dove, gridare
«lungi da lui» me additando «è venduto!» e odo del pari, altri, di que' che
fanno il mestier del filàntropo e dan masticata la scienza al popolino, dire
«non lo ascoltate, operai; ammucchiate. Volete vincere il terno? mettete al
lotto degli interessi composti». Ebbene! io ai primi rispondo, che respiro del
mio; e dico a quegli altri, brave persone del resto, ch'essi ragiònano troppo
col mètodo dei matemàtici, cioè a màchina. Oltre le gambe, ci ha molto ancora
nell'uomo, se pòvero principalmente, a tener su. E, una e prima, la speme. Vale
pure, mi sembra, per settimana, un cinquanta centèsimi.
Così, Alberto conchiude; ma io soggiungo, che nel bozzetto di
lui, d'altra parte bellino, màncano due personaggi; i due frequentatori della
portinarìa.
Il primo, era un antico soldato, col faccione a grattugia,
rosso come un salame, in grazia forse del collo strozzato da un cravattone e
della zucca compressa da un parrucchino, con gli anelletti d'oro alle orecchie,
e un abitaccio caffè; di que' soldati entusiasti del
...petit chapeau
Avec redingote grise;
dal piglio di poffardìa, sbajaffoni, giuroni, ma che si mènano
attorno con un pezzetto di zùcchero. Chiamàvasi il caporale Montagna; ei vi
diceva il suo nome; poi, v'infilava la storia di un certo ponte e di due certi
Croati.
La quale storia narrava giusto ogni sera nella portinarìa,
quando veniva a pizzicarvi un sonnetto, in sui ginocchi il marito; o a fare il
terzo nell'entro.
E, a volte, in quest'ùltimo caso, deponeva il ventaglio di
carte contro la tàvola. Allora, il giuoco ristava. Montagna alzava la testa,
piegàndola alquanto all'indietro, le vene del fronte ingrossate, le narici
gonfie, semi-aperta la bocca...
E le due vecchie lo fisàvano immote.
¾ Aciumm! ¾
faceva egli poi, scotèndosi tutto.
¾ Salute! ¾
augurava, o la magra o il grassone.
¾ Oro... ¾
dicea sùbito l'altra nel porre giù la sua carta. E così il giuoco seguiva
pacificamente.
Venne Paolino e il turbò.
Ché, Paolino, s'era messo a sedere viso a viso col caporale,
il quale, già per due volte, avea soddisfatto al suo naso. Ma, come e'
s'atteggia alla terza, quel dispettoso, picchia di contrattempo le palme ed
esclama:
¾ Felicità ¾
Rèquiem per lo starnuto! Le portinaje si vòlsero e Paolino con
uno sguardo di theològicum òdium; il caporale si fe' pavonazzo, strabuzzò in
giro gli occhi, prese la tabacchiera interdetto, l'aprì, non ne offerse ad
alcuno, la riserrò; poi, se la spinse in saccoccia. E, quella sera, tàque di
quel tal ponte e di que' tali Croati.
L'altro, dei frequentatori della portinarìa, era una donna,
magra, lunga, che pendea un po' innanzi, con un visino tùmido, fiàpo, dalla
tinta pan-cotto, con gli occhi grigi, pìccoli, privi di
sopraciglia; e una scuffietta bianca, le sottane a piombo; finalmente uno
scialle, già di tutti i colori, ma or sì smontato, che parea di un solo.
Sua professione... la poveretta di chiesa.
Toccheggio di un'agonìa. La si raccoglie intorno lo scialle, e
ciabatta verso la casa segnata; nè va di certo a dir preci, e non a stènder la
mano, e nemmanco a furare; va per nient'altro che per vedere a morire. Ed ecco
si alloga al capezzale deserto ¾ ché, due volte su tre, noi fuggiamo
lui che ne fugge ¾ e, sola, aggricchiando e bausciando
di voluttà, succhia gli ùltimi strappi, il ràntaco del moribondo. Ché, se non
giunge appunto a costui, a furia di giri e rigiri, arriva in qualche stanza
vicina, e là si mette in ascolto, ratenendo il respiro. Cacciata poi dalla
casa, si pianta alla porta, e ¾ a chi esce ¾
chiede, ansiosa, importuna, se il pòver'uomo soffre, e quanto e come.
Il quale vampìro, ogni dì, passava dalle due vecchie, non
tanto a vedere se bene, quanto se stàvano male, e s'informava al minuto del
batticuore di una, del mancafiato dell'altra.
Poi, loro contava i decessi di tutto il quartiere.
¾ Quel poveretto di Tonio! ¾ facea con zanzaresca vocina ¾ quel tessitore vôlto il cantone,
vera calza disfatta, vero spedale ambulante, bluff! jermattina andò via come
olio. Quasi non mi accorgevo, io! E neppur lui! ¾
Il che proferiva con un riso calcato ed in tuon di rammàrico.
¾ E quel pòvero Cecco, sapete? Dico il
beccajo... Costituzione forte... due spalle che avrèbber portato come niente un
cassone, e lei entro, madama; scusi! ma! tutti s'ha da sballare. Dùnque, Cecco,
è giù dalle spese anche lui. Il colse quella malatietta di adesso, che attacca
come la bocchiròla, e diede in fuori... che?... un bel tifo... Ve' se
strillava! soffriva come un dannato! si dibatteva! Oh fu ben duro a morire! ¾ E ciò la strega dicea, quasi ne
andasse in brodo di viòle, dicea con un tal lampo feroce negli occhi, che, a
madama Ciriminaghi crescea il soffocamento, il pàlpito alla Pinciroli, e al
caporale la gotta.
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