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Carlo Dossi
Vita di Alberto Pisani

IntraText CT - Lettura del testo

  • PARTE UNDECIMA
    • 1 - prima e dopo
      • -1-
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1 - prima e dopo

 

-1-

 

Infine!... Dieci anni lo avèan bramato. Oh quante volte Antonietta, lasciando cadere con un sospiro il ricamo e fisando sconsolatamente il marito, che di sottocchi la guardava di già, avea detto:

¾ Come farei più volentieri un cuffino! ¾

Giulio, allora, si avvicinava a lei con la sedia, e baciàvala in fronte. E cominciàvano a dire di que' bailotelli color mela poppina, cioccianti alle mamme di un'ampia nutrice. Eccome tenersi dal vezzeggiarli? dal mangiottarli di baci?... Ma, st! il bimbo ha distaccato la bocca dalla sua credenza e allenta le cicciose manine... Il sonno lo accoglie.

E, spesso, Giulio e Antonietta passàvano verso le tre innanzi alle scuole del pomo; di cui, apèrtasi a un tratto la pìccola porta, rovesciàvasi fuori, come fantocci da un sacco, la melonìa de' scolaretti, isparpagliàndosi tosto per la contrada, a corsa, dimèntica già della noja sofferta, e tripillina e giojosa; e spesso, di dopo-pranzo, sedèvano tristamente su 'na panchetta ai Giardini, Gullìveri nuovi in mezzo alla gentile frugaglia del Lillipùt, che gibillava di su e di giù, vero moto perpètuo, senza fastidi, senza pensieri e tutta amica; , a fare i grandi occhi intorno al bossolottajo, mago del buon comando; quà, a leccare il cucchiajo, il piattello e le labbra intorno a quel dal sorbetto dell'unghia, o a bevucchiare a due mani la consolina entro un tazzone; in ogni parte, correndo coi cerchi, coi pirla-pirla, coi draghi-volanti o sui bastoni dei babbi; facendo al signore e al soldato innocentemente, o a rimpiattino dietro le gonne dell'aje; mentre i popò dalle dande, che incominciàvano a sentirsi i pieducci, con l'agitar delle alette e la voce, credèvano còrrere anch'essi. Oh quanti maluzzi da unguento sputino, tavàne da pulci! oh liti, temporali di monte! oh dispettini e capricci e cattiverie adoràbili! oh paci! senza riserve, senza capi segreti.

E, a volte, Giulio e Antonietta attiràvano a sé qualche putto; se virisello dagli occhi briosi e dal nasino all'insù, col ciribìbì di un bombone; se vergognino, a sorrisi. Ed ella solleticàvane la chiacchierina. Il cìttolo, allora, mettèvasi a spippolare le ragionette sue o ponea dimande sopra dimande di una ingenuità da imbrogliarne quattòrdici savi... non una donna però. E, Giulio, facea poi palpitare i cittelli, loro contando le istorie di Gino e Ginetta e di Barbotta-fagioli strione, o rìdere a più non posso scoccando loro sul naso la calottina dell'orologio.

Così, su quella istessa panchetta, i nostri due infelici almanaccàvano il nome pel loro cirlino. E, in quanto a nomi, biseffe! Essi mettèvano a parte i più graziosi e minuti, pur non trovàndone mai uno minuto e grazioso abbastanza; senz'avvertire, che il toso farèbbesi uomo e il nome resterebbe bambino. Poi, pensàvano anche agli abitucci di lui, dopo quello di pòlpa; sul che, Antonietta, la quale avèane sempre pel capo uno nuovo, lo descriveva al marito mandando giù l'aquolina. Infatti, in questo giro di tempo, se ne vèggono in mostra di sì gentili e sì belli, che la smania ci piglia di spirar loro la vita, e, non farlo, è un peccato.

¾ guarda quello ¾ Giulio diceva alla moglie, additando una bimba, la quale parea uscita in quel punto da una vetrina.

¾ Dio! ¾ esclamava Antonietta, serrando il braccio al marito.

E ritornàvano a casa... ed èrano sempre due.

Ma un , ella, arrossendo, mormorò all'orecchio di lui una mezza-parola... Fu 'na fortuna ch'ei fosse in quella seduto.

E, da quel , Antonietta, lasciò il canovaccio e le lane. Popolossi la casa di fascie e onestine, di camiciole e socchette e pepè e scuffini, i quali Giulio ridendo s'imponeva sul pugno ¾ a nastri, a pizzi, a stratagli.

passava giornata, ch'egli, oppure essa, giocato all'indovinello un pochetto, non si facèsser vedere qualche còmpera nuova pel loro ninino. Al quale apparecchiàrono poi una bàila (sciutta ben sott'inteso) e una culla in seta celeste e oro, con su un Amorino per dire «silenzio!» Ma, siccome Antonietta non trovò l'Amorino di tutto suo gusto, Giulio, per racconciarle la vista, le tappezzò tosto la stanza con i putti i più insigni di Raffaello e Tiziano.

 




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