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È nato.
Giulio, tremando, alza il velo alla
culla e guarda il suo bimbo...
Brutto! Gli è un di que' còsi
falliti, aborti maturi, cinesi magòghi. Floscio, di un colore ulivigno, tien
già le rughe della vecchiaja, e Dio sa quanto vivrà! Non solo. È di un brutto
volgare; niuna favilla di quella fiamma divina, che sublimò la bruttezza di
Sòcrate; ed è di un brutto neppure, che possa, strada facendo, aggiustarsi.
Veramente, si dice:
maschi e tortelli
son sempre belli,
ma! ¾ ma quì non si tratta di un maschio.
O poverina, quale avvenire ti
attende?
Dopo un'infanzia, lunga, durata in un
canto, gli occhi gravi di duolo, nascosta da tuoi genitori, che arròssan di te;
dopo un'infanzia, buja, quà e là serenata da baci, che non làsciano succio ¾ baci di compassione ¾ èccoti giovinetta, e lo «spirto di
amore» risvègliasi in te con una violenza morbosa.
Ma, nessuno ti guarda; se sì, è per
rìdere; non per sorrìdere mai. Cangia il mondo di scorza, non di midollo; gli è
ancora quello, quellìssimo, che die' la càusa vinta a Frine. Sei brutta, e le belle
ragazze non ti vòglion con loro; brutta, e sgradisci alle mamme. Cave a
signatis! le ti crèdon cattiva, e, credendo, ti fanno.
Ma, come i tuoi occhi non sono
costretti vèr terra da quelli degli altri, così ognora tu guardi.
Ed ecco, il tuo «desìo amoroso» ha
incontrato una faccia soave, di uno, che a te, alle maniere leggiadre non usa,
raccolse il fazzoletto caduto, e, con parola cortese, l'offrì. Oh nascondi
l'amore! nascondi; rammenta «il sole e il letame».
Ecché? quel gentile or ti passa
vicino e non ti saluta. Sai? Hanno scoccato di te e di lui male cose; come si
dice, bons mots; ed egli più non s'intriga con gobbe; e, in prova, sposa
Paolina, un angioletto senz'ali. Oh baci! oh strida!
Così, il caràttere tuo, siccome la
voce, inasprisce. Babbo e mammina, al pari della speranza, ti hanno lasciato da
un pezzo. Essi rimpròverano a te la lor morte; tu, a loro, la vita. Pàssano gli
anni e più non ti resta se non il calor della ciecia.
E tu diventi una vecchia tontonòna e
stizzosa, che fà morir gli augelletti con il sistema Filadelfiano, che rompe i
tèneri arbusti amici a tèneri cuori, che, tutta piena di spilli, si tira in
collo i bambini per li baciare; e tu diventi una dama, che, lumacando col
biscottino e gli scrùpoli per gli ospedali, addoppia la febbre ai malati ¾ e nelle case attizza discordie, fà
l'o-pelato ai ragazzi, e
a Dio prostituisce le tose ¾ e i matrimoni attraversa, e turba i
riusciti.
Ma quì, il pòvero padre,
aggricciando, abbandona su quella cuna di tanti dolori il velo; e fugge. Fugge,
impaurito, la brama di soffocarli a una stretta; fugge un reato pietoso.
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