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Carlo Dossi
Vita di Alberto Pisani

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  • PARTE UNDECIMA
    • 1 - prima e dopo
      • -2-
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-2-

 

È nato.

Giulio, tremando, alza il velo alla culla e guarda il suo bimbo...

Brutto! Gli è un di que' còsi falliti, aborti maturi, cinesi magòghi. Floscio, di un colore ulivigno, tien già le rughe della vecchiaja, e Dio sa quanto vivrà! Non solo. È di un brutto volgare; niuna favilla di quella fiamma divina, che sublimò la bruttezza di Sòcrate; ed è di un brutto neppure, che possa, strada facendo, aggiustarsi. Veramente, si dice:

 

maschi e tortelli

son sempre belli,

 

ma! ¾ ma quì non si tratta di un maschio.

O poverina, quale avvenire ti attende?

Dopo un'infanzia, lunga, durata in un canto, gli occhi gravi di duolo, nascosta da tuoi genitori, che arròssan di te; dopo un'infanzia, buja, quà e serenata da baci, che non làsciano succio ¾ baci di compassione ¾ èccoti giovinetta, e lo «spirto di amore» risvègliasi in te con una violenza morbosa.

Ma, nessuno ti guarda; se sì, è per rìdere; non per sorrìdere mai. Cangia il mondo di scorza, non di midollo; gli è ancora quello, quellìssimo, che die' la càusa vinta a Frine. Sei brutta, e le belle ragazze non ti vòglion con loro; brutta, e sgradisci alle mamme. Cave a signatis! le ti crèdon cattiva, e, credendo, ti fanno.

Ma, come i tuoi occhi non sono costretti vèr terra da quelli degli altri, così ognora tu guardi.

Ed ecco, il tuo «desìo amoroso» ha incontrato una faccia soave, di uno, che a te, alle maniere leggiadre non usa, raccolse il fazzoletto caduto, e, con parola cortese, l'offrì. Oh nascondi l'amore! nascondi; rammenta «il sole e il letame».

Ecché? quel gentile or ti passa vicino e non ti saluta. Sai? Hanno scoccato di te e di lui male cose; come si dice, bons mots; ed egli più non s'intriga con gobbe; e, in prova, sposa Paolina, un angioletto senz'ali. Oh baci! oh strida!

Così, il caràttere tuo, siccome la voce, inasprisce. Babbo e mammina, al pari della speranza, ti hanno lasciato da un pezzo. Essi rimpròverano a te la lor morte; tu, a loro, la vita. Pàssano gli anni e più non ti resta se non il calor della ciecia.

E tu diventi una vecchia tontonòna e stizzosa, che morir gli augelletti con il sistema Filadelfiano, che rompe i tèneri arbusti amici a tèneri cuori, che, tutta piena di spilli, si tira in collo i bambini per li baciare; e tu diventi una dama, che, lumacando col biscottino e gli scrùpoli per gli ospedali, addoppia la febbre ai malati ¾ e nelle case attizza discordie, l'o-pelato ai ragazzi, e a Dio prostituisce le tose ¾ e i matrimoni attraversa, e turba i riusciti.

Ma quì, il pòvero padre, aggricciando, abbandona su quella cuna di tanti dolori il velo; e fugge. Fugge, impaurito, la brama di soffocarli a una stretta; fugge un reato pietoso.

 




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