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Carlo Dossi
Vita di Alberto Pisani

IntraText CT - Lettura del testo

  • PARTE UNDECIMA
    • 3 - la maestrina d’inglese
      • -2-
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-2-

 

Patria potestas

 

Per verità, tutti siamo egoisti. La differenza stà solo nei mezzi di soddisfare a tale suìsmo, i quali, chi ha lunga veduta, trova nella beneficenza; non sentendo, vo' dire, felicità seco, in modo che quella, ch'egli procura agli altri, lo illùmini di riflesso; chi, breve, crede cavare dal male fomentato in altrui, un lenimento al suo; dal che, tòccano via quelle due razze di uòmini; una, gaja, ridente, che dispicca le rose coltivate da lei; l'altra, immusonita, instizzita, la quale si punge alle ortiche che seminò. Oh il cielo ne guardi, in quest'ùltimo caso, dai vecchi! La gotta costrìngeli su 'n seggiolone? come diàvolo il mondo ha ancor baldanza di mòversi? ¾ Perdèttero i denti? màngino tutti la pappa ¾ Incendi Roma, ma che si cuoca il lor ovo... E, per disgrazia, il padre di Aurora ¾ dico disgrazia e di lei e sua propria ¾ apparteneva a costoro.

Al doppio egoista di una sediòla ad un posto, il signor Pietro Morelli non èrasi maritato, che a procurarsi una serva e un materasso da botte, avea messo insieme una figlia se non a preparàrsene un'altra, per quando la prima sarebbe andata fuor d'uso.

Un tiranno, già, suppone un popol minchione; e il signor Pietro si era ben scelto il suo pòpolo. Imaginate, che la donna di lui ¾ di quelle pòvere ànime, prive di volontà o senza il coraggio di averne, ànime nate ad ingloriosi martìri ¾ curva sotto al trìplice peso della fatica, della mala salute e della contìnua ingiuria, usava, a sua maggiore querela, il sospiro; poi, stracca, frusta, avea, per la paura di contrariare il marito, aspettato e còlto, a riposar tra quattr'assi, giusto il momento che la figliola giungesse a imbracciare da sola il sopràbito al babbo. E Aurora, ànima anch'essa tìmida e per natura e abitùdine, avea accettata la successione di mamma, tal quale.

Ma di a poco, il signor padre o padrone, preso da un mezzo accidente, perdeva le gambe e l'impiego. Cangiò egli allora di tàttica. Il signor Pietro, adesso, avea bisogno di ajuto, e veramente bisogno, per non èsser più in grado di obbligare gli altri a prestàrgliene; il signor Pietro era vile; credeva, che dell'amor della figlia, sebbene, tra noi, potesse stare al sicuro, ci fosse poco a fidarsi; dùnque, dièdesi a fare la vittima, a piàngere, a lamentarsi. E la buonìssima Aurora, la quale a dispetto di ogni rabbuffo e d'ogni broncio di lui, l'avrebbe servito a ginocchi, ora, ch'ei supplicava, pensate!

Sottile sottile era la pensione sua. Aurora, vogliosa che nel bicchiere di babbo rosseggiàssene sempre del buono, saltò su a dire:

¾ Darò lezioni d'inglese ¾

Il signor Pietro fisolla con dubitoso stupore.

¾ E sai l'inglese... tu? ¾ disse.

¾¾ ella fece timidamente ¾ da un pezzo. Me l'ha insegnato la mia maestra Racheli... Papà, scusa! ¾ e aggiunse, che la detta maestra, la quale amàvala molto, le offriva...

¾ No ¾ interruppe il papà, gentile come un chirurgo.

E tàquero entrambi. No, avvertite, era la sua risposta abituale; sentiva, nel proferirla, uno strano piacere. Vero è, che spesso dovea poi scèndere al sì, ma pel momento era no.

Pur, questa volta, il diniego stette. Sospettoso come un topo frugato, il signor Pietro pensava, che le lezioni d'inglese d'Aurora, se non èrano già, potèvano convertirsi in tanti spedienti, per istargli alla larga. Aurora gli avrebbe dato a intèndere ogni sorta di storie; ed egli, inchiodato su 'na poltrona con la finestra che non vedeva che gatti, avrebbe dovuto, o bene o male, inghiottirle... No, no; egli si tossicava fin troppo quand'ella, per la poca provvista, era fuori.

Così, passò un anno; muro a muro la vita. Tutto, men la pensione, aumentava; ed il governo, giù imposte! ché, quasi fosse una vigna il paese, credeva arricchirsi l'impoverendo.

Tornò il dare-lezioni-d'inglese a far capolino. Aurora disse, che la sua vecchia maestra avèala cêrca per una brava signora e, acconsentendo papà...

¾ No ¾ rispose, secondo il suo vezzo, quella delizia di padre. Pure, soggiunse ¾ la vuol proprio imparare? ben, venga quì.

¾ Oh babbo! ¾ sclamò la fanciulla con un ghignuzzo ¾ chi può èssere quello che dieci scale per una lezione d'inglese? ¾

Sul che, il signor Pietro si degnò di riflèttere. 'Stavolta, il suo falso-egoismo se ne trovava di fronte altrettanto; si trattava di scègliere tra un po' più di minestra o un po' più di figliola; e il signor Pietro, forse in quella a digiuno, si attenne al «po' più di minestra».

Ma tuttavìa, volle e pretese un mucchio d'informazioni: dopo, impòsene uno di condizioni. Ed èccolo, mentre Aurora è lontana, atteso con l'occhio alla lancetta del pèndolo, la quale ha trascorso l'ora fissata... Inquieto, egli manda e rimanda la ragazzina, che gli tien compagnìa, sul pianeròttolo... E pàssano altri dieci minuti... Perché non viene? che ?

Aurora entra pressosa, anelante.

Il signor Pietro, senza lasciar ch'ella dica, comincia a bajare come un can da pagliajo. Ed essa, alla prima in bilancia, risponde poi risentita. Egli, allora, fuori il secondo argomento! cioè il moccichino... Dio mio! ingrata figliola! bianchi capegli! padre ammalato... tanto, che, spaurita la tosa, con le perle negli occhi, e il singhiozzo, gli dimanda perdono.

Poi ¾ un , il signor Pietro, veduto apparir la fanciulla con un mazzetto di fiori, si cacciò in testa che gliel avèsser donato.

¾ È per te ¾ ella disse, e lo porse ¾ L'ho comperato per te ¾ aggiunse, avvertendo alla nuvolosa aria del padre.

Ma ¾ in segno di grazie ¾ questi lo getta per terra. E «tu hai arrossito»; quindi, una scena d'ira e di pianto, il ricordo di cui, le làgrime molte di Aurora, èbbero pena, assai pena a lavare.

O è vero ch'ella avea arrossito?

Sì...

È vero, che il mazzolino era un dono?

No...

Ma, perché io meglio mi spieghi e voi men male intendiate, prenderò il fazzoletto per un capo diverso.

 




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