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Carlo Dossi
Vita di Alberto Pisani

IntraText CT - Lettura del testo

  • PARTE UNDECIMA
    • 3 - la maestrina d’inglese
      • -3-
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-3-

 

Enrico San-Giorgio scopre la Terra Promessa

 

Enrico San-Giorgio era dal suo quinquennale viaggio rimpatriato. Scàpolo e milionario, fu accolto a braccia aperte dalle mammine, e le figliole èbber licenza di compromèttersi; qualcuna anzi, ingiunzione. E ben si poteva ubbidire; giòvane e bello era Enrico.

Ma!... egli era anche di spìrito, non qualità da marito sì che, guardàndosi attorno, vìdesi tosto, in mezzo ad amici che gli dicèvano «se' navigato abbastanza»; a babbi, che gli narràvano le domèstiche gioje, apprese a colla-di-bocca in su i libri; a mamme ¾ grandi e non-grandi ¾ che gli toglièvano il fiato a furia di sesquipedali accoglienze con tanto di fòdera, ora invitàndolo a pranzo per mètterlo accosto a collegialine pigotte sciocchissimamente belle, ora facèndolo a forza ballare con vèrgini stagionate, pudìche fino allo scàndalo; insomma, vìdesi in mezzo a una tal rete vasta d'intrighi, a tanta roba posticcia che, stomacato e anche un po' impaurito, risolse fuggire laddove ancor si dormiva beatamente «il greve sonno della barbarie».

Fêrmo nel quale partito, Enrico, un , soprapensieri passeggiava una via, in riandando i paesi già visti e quelli a vedere. Ecché non andrebbe al Giappone? , in quella terra da vasi, in cui il mondo è a rovescio, e i nostri non-sensi hanno senso, e le nostre eccezioni son règole? Ei vi potrebbe comprare un bel servizio da , poi, tanta curiosa frugaglia ¾ e palle d'avorio cìnque-entro-una, e un vestiario di carta, e strani disegni (sogni-fotografati) e scarpe di porcellana, piccine... e perché no? forse coi loro pieducci vivi al didentro, con quel che sègue al difuori... ¾ Dùnque, al Giappone!... si piglia prima per Suez; si il mar Rosso... tocco Ceilàn, mi vi provvedo del buon zafferano, torno a imbarcarmi per Singapore e Sciang-hai, vo a Nagasaki, poi a Yokoama, poi, se si può, infilo lo stretto di Kanagava... ed egli scorgea di già i draghi-volanti nella imperiale Yeddo, quando «! la vita, signori! eh!» venne arrestato dalla carriola di un pere-cottajo... Maledetta carriola!

Per cui, si trasse di banda contro di una bottega. Era questa di fiori; ci si vedèvano vasi di novellini gerani e garòfani, desìo della pòvera agucchiatrice; vasi di erba crèspola e salvia, dìttamo e ruca, amori della pulcellona; mazzi con il Vi-doppio; teppa; corone di bianche rose da far parere più in fiamme la guancia di una vèrgine sposa o pàllida doppiamente quella di una vèrgine morta; ma, il tutto, qual sfondo ad un più splèndido fiore, dico ad una fanciulla, vero occhio di sole, fêrma anche lei per la carriola di pere... Oh benedetta carriola!

E la fanciulla avea uno di que' tai visi, passavìa della tristezza, che fanno belli gli specchi, a colori e a contorno finìssimo, dal naso gentilmente aquilino, e cui, gli occhi furbetti e un germe di malizioso ghignuzzo sul destro canto fra i labbri, dàvano il moscadello. Le manine poi, lunghe, sottili, a mezzi-guanti di filo; una, sul seno come a fermaglio, tenea raccolto uno scialletto scozzese; l'altra, stringendo un mazzoluccio di viole, scendeva lungo la gonna a mille-righe di bianco e di nero. E, dall'imo di questa, usciva la mascherina di una scarpetta, pìccola sì, da mèttere il dubbio se avrebbe potuto annidare una tòrtora.

Enrico si sentì il cuore sommosso; capì i suoi viaggi finiti; gli cadde di bocca lo scorcio di sìgaro, e:

¾ Oh il bel mazzetto! ¾ fece.

Allor la fanciulla girò la testa alla voce, infiorando un sorriso, ma, come diede nel giòvane, arrossì tutta e volse lo sguardo al mazzetto, quasi a passargli quel complimento, che, sotto il nome di lui, èrasele vôlto. Eppoi, lesta lesta, partì. Ed egli, dietro.

 




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