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Carlo Dossi
Vita di Alberto Pisani

IntraText CT - Lettura del testo

  • PARTE UNDECIMA
    • 3 - la maestrina d’inglese
      • -4-
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-4-

 

Chi può essere quello, che dieci scale per una lezione d'inglese

 

Pochi dopo «derlin-din-dinsclamò il campanello di casa Morelli; e la servetta, che corse ad aprire, vedendo un giòvane biondo, svelto, bellìssimo, credè, che entrasse l'Arcàngiolo Raffaele vestito alla moda.

Ned ella gli dimandò che volea, ned egli l'espresse, ché tutti e due èrano già nella sala, alla presenza del padrone di casa.

Al quale, il nuovo arrivato, fatto un inchino, chiese:

¾ Ho io l'onore di salutare il signor Pietro Morelli?

¾ Sì, per servirla ¾ rispose l'infermo, alquanto maravigliato; e, dopo una diffidentissìma pàusa ¾ si accòmodi ¾

La servettina portò al forestiere una scranna.

Quello, siedette.

¾ Mi chiamo Enrico... Giorgini ¾ poi cominciò; e disse ch'egli era un negoziante di panni, il quale, sêcco della tarda avviatura de' suoi affari in patria, voleva recarsi in Amèrica... giustamente a New-York... ¾

Il signor Pietro con un gesto assentì, quasi a dire: ma bravo!

¾ Tuttavìa ¾ seguì il giovanotto ¾ c'è un male... non conosco la lìngua...

¾ Già; è un male ¾ convenne l'infermo.

Ora, avea egli, il Giorgini, in una casa d'amici, udito a parlare di una signora Morelli, maestra d'inglese della contessa Orologi... di cui la contessa era enchantée...

Quì il signor Pietro rifiutò con la mano la lode, quasi fosse per lui, bah!

¾ Dùnque ¾ conchiuse il Giorgini ¾ prego la signora sua figlia di accettarmi a scolare; scolare un po' vecchio, ma pieno di buonavoglia, e prègola inoltre di pormi un due ore ogni , perché io passi da lei ¾

Il signor Pietro, mentre Enrico diceva, ne masticava a una a una le sìllabe; com'ebbe finito, trasse, a prèndersi tempo, il moccichino di tasca, spiegollo, gli cercò ai capi la cifra, e se lo applicò. E, nel soffiàrselo lentissimamente, vide, ch'egli poteva a una volta imberciare in tutti e due i bersagli, cioè nel po' più di minestra e nel po' più di figliola.

Nondimeno, rispose:

¾ Aurora non deve star molto a tornare; ha ella pazienza di attènderla?

¾ Oh si figuri! ¾ fe' Enrico, che meglio non isperava, e attese. E, intanto, discorse di moltìssimo altro col vecchio, il quale, uno trovando che dàvagli in tutto ragione, rimase giulebbe.

¾ È quà ¾ disse a un tratto l'infermo, additando la porta ¾ La l'ùltima scala... ¾

Enrico sentissi rimescolare; si alzò.

¾ Stia còmoda! ¾ suggerì il signor Pietro.

Ed ecco, tenendo l'uscio dischiuso la servettina, entrare, con un visetto che ancor più brillava del sòlito, Aurora. La quale, sul primo, scorgendo una persona inusata, sostenne la vispa andatura; poi, raffigurato chi era, ne sobbalzò.

¾ Il signore Giorgini ¾ disse allora il papà ¾ vuole imparare l'inglese. Ei chiede se puoi disporre di qualche ora per giorno, e di quali. Verrebbe quì ¾ ed appoggiò la voce sul quì.

¾ Per me, sono lìbere tutte ¾ avvertì il giovanotto.

¾ Potrei dire anch'io lo stesso ¾ fe', sorridendo e con quel suo monello aggricciare di labbra, la tosa; (e dopo una irresoluzione) ¾ Alle due? le va? ¾

Enrico, che la bevea con gli occhi, e a stenti non con la bocca, fu per rispòndere che tutte le ore passate con lei, dovèano èssere belle ¾ al par di lei, belle ¾ ma si trattenne. Invece, parlò come scolare a maestro; le dimandò se l'inglese fosse una diffìcile lìngua, chièsele conto delle più buone gramàtiche, dei libri di prima lettura; insomma, cercò di tirare in lungo il collòquio, al certo lei d'accorciarlo. Oh! senza il babbo per terzo, chissà fin quando avrebbe continuato! Così, dovette finire. Enrico strinse la mano al papà, poi alla splendente fanciulla. E, da quest'ùltima stretta, il tremore, che nàque ai polsi dei due e si propagò per le vene, disse lor cose che avèano poco a che fare con l'Ollendorff e il Millhouse. Molto migliori però.

 




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