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Carlo Dossi
Vita di Alberto Pisani

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  • PARTE DUODECIMA
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PARTE DUODECIMA

 

Passàrono otto mesi... mò vi pare, o lettori? ¾ e Alberto, insieme al tre di gennajo, è ritornato in città.

 

¾ Signore ¾ fe' Paolino, entrando nello studietto di lui con un pacco ¾ l'ha recato il postino ¾

 Il viso di Alberto brillò.

¾ Dà un cìnque-lire di mancia ¾ disse; nè era un quattrino ad ogni gramma di gioja.

Poi, con un leggero tremore, si die' a sviluppare la invoglia, che rivestiva un sei copie del suo primo figliolo, partorito a Firenze; copie di un'edizione elegante, non di quella eleganza, la quale si sfoga in lèttere storte, in oradelli convulsi, in svolazzi e sìmili firifiss, ma di quell'altra che se ne tiene alla larga; non l'eleganza del ricco, ma del signore.

E l'edizione, checché se ne pensi, ha parte nella buona riuscita di un libro, o almeno nella lettura. Infatti, in ogni cosa è la veste che si presenta la prima, e per un libro la veste è la migliore delle commendatizie, come ben sanno i Francesi; dico, di un libro nuovo e di arte, ché gli scienziati ed i vecchi hanno un certo qual privilegio di andar male in arnese e sùdici. Io per me, vi confesso, arrabbio, quand'ho tra le mani un romanzo, sgraziato o pel formato o pei tipi, o quando l'odor della carta, che puzza ancora di cencio, mi fa starnutare su versi dalla fragranza di rosa. Che se poi è illustrato, Dio mio! per quanto mi astragga, per quanto io mi faccia suo attore, tuttavìa, bisogna lo legga con gli occhi; dùnque, bisogna che soffra tanti intrusi ignoranti o maestrùcoli oziosi, che intercalati nel testo tàgliano in due l'idea dello scrittore e la mia, o ròmpono, con un cul-de-lampe stonato, la dolce armonìa di tutto un capìtolo.

Tornando a noi, cioè a dire ad Alberto, egli non rifiniva a mirare il suo elegante volume e di sopra e di sotto, senz'arrischiarsi ad aprirlo. E il cuore andàvagli a vela; non che pensasse a colei per la quale avea scritto, non che temesse la giornalìstica «eunucomachìa», non sovveniva neppure l'ammattimento trascorso e nel lavoro di testa e in quello di schiena, nè le stracchezze, gli scoramenti, il pianto. Ora, di tutto il suo libro, Alberto non iscorgeva se non la materiale edizione; gli avèssero chiesto che conteneva, avrebbe sorriso intrigato.

Finalmente, lo schiuse. Ne uscì un profumo, degno di un fazzoletto-battista. La carta era una pànera doppia e in essa affondàvan le lèttere, come i cialdoni nella neve-di-latte.

Ma Alberto, nell'adocchiare su e giù, lesse: mac.

¾ Mac? ¾ si chies'egli ¾ ecché dir vuole mac? ¾ E tanto con la memoria era lungi, che non capì sul bel primo che non volea dir nulla; almeno, in quell'ora.

¾ Mac? ¾ ripetè; e, per chiarirsi le idee, incominciò a lègger dal sommo:

 




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