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| Carlo Dossi Vita di Alberto Pisani IntraText CT - Lettura del testo |
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Il testamento del signor Pietro
È di mattina; le sei. Il dottore ha detto ad Enrico, che l'ammalato può voltar là di minuto in minuto, e il giovanotto lo disse alla tosa. Sono dieci ore che il signor Pietro tiene chiusa la bocca, e le palpèbre giù; rannicchiato contro del muro e ansante; solo, alle prime parole di una domanda d'Aurora che avea sentore di chiesa e di preti, egli, impaziente, fremette. E la fanciulla gli è accosto e gli ha una mano sul fronte intantoché, nella medèsima stanza, Enrico, dietro di un paravento, aspetta una parola di pace. Verso le sette, il moribondo si volge a fatica, guarda la figlia, e con la voce, siccome l'occhio, appannata: ¾ Aurora ¾ fà. ¾ Oh babbo! ¾ e la ragazza lo bacia. ¾ Par che la vita mi lasci ¾ egli geme ¾ E io... io fui molto cattivo... più che cattivo, con la tua mamma e te...ma… ¾ Oh babbo! ¾ singhiozza la tosa. ¾ Ma ¾ egli riprende con pena ¾ io vo' che tu sia felice... Tu devi giurare... Eh? giuri? ¾ Sì. ¾ Di non sposare il Giorgi... il San-Giorgio, perché... ¾ Enrico diede un sussulto di cui vacillò il paravento, e si fuggì nella stanza vicina. Là si gettò su 'na sedia, pianse. Oh quando stillossi, mio Dio, una quintessenza più acuta di malvagità?
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