3. Vi fu già non nelle più remote
contrade, ma nella stessa zona centrale dell’Italia, sotto gli occhi di Roma e
vicino alla dimora apostolica, un Vescovo insignito dell’onore di una doppia
sede (Scipione de’ Ricci, già Vescovo di Pistoia e di Prato), che
abbiamo accolto con paterna carità quando venne da Noi per ricevere il
ministero pastorale; per parte sua, in forza del rito stesso della sacra
ordinazione, si vincolò con giuramento a prestare a Noi e a questa
Apostolica Sede la dovuta obbedienza e fedeltà. Egli è quello
stesso che, congedatosi dal Nostro abbraccio con il bacio della pace, si
recò presso il popolo affidatogli, dove, circuito dalle frodi di maestri
di perversa sapienza radunati intorno a lui, cominciò ad indirizzare i
suoi sforzi non nel custodire, onorare e perfezionare – come doveva – quella
lodevole, pacata forma di istituzione cristiana che a norma della regola
ecclesiastica i precedenti Vescovi avevano introdotta da gran tempo, e quasi
radicata, ma, al contrario, con il pretesto di riforme, si diede a turbarla
introducendo importune, sconvolgenti novità.
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