5. Noi, vedendo tali cose, che quanto più gravi
erano di per sé tanto più intensamente richiedevano l’intervento
della Nostra sollecitudine pastorale, non tardammo a rivolgere la mente a quelle
decisioni che sembrassero più adatte a sanare o a reprimere il male
nascente. Innanzi tutto, memori del saggio ammonimento del Nostro Predecessore,
il beato Zosimo (San Zosimo, Lettera 2 presso il Coust), secondo il
quale "le cose grandi richiedono un grande esame",
ordinammo che il Sinodo [Pistoiese] in quanto pubblicato da un Vescovo fosse
prima sottoposto all’esame di quattro Vescovi ai quali si aggiungessero altri
teologi del clero secolare; poi incaricammo una Congregazione di più
Cardinali della Santa Romana Chiesa e di altri Vescovi, i quali considerassero
diligentemente tutta la serie degli Atti, confrontassero i passi sparsi qua e
là, discutessero le sentenze ricavate dal Sinodo: ricevemmo per iscritto
i loro pareri espressi a voce davanti a Noi. Essi dichiararono che il Sinodo in
generale era da riprovare, e varie proposizioni estratte da esso erano per se
stesse da condannare con aspre censure, ed altre in connessione con altre
affermazioni. Ascoltate e ponderate le loro osservazioni, fu Nostra cura
scegliere alcuni capi principali delle perverse dottrine, alle quali si possono
direttamente o indirettamente riferire le sentenze riprovevoli sparse per il
Sinodo; li abbiamo sistemati in un certo ordine e a ciascuno di essi è
stata applicata la sua particolare censura.
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