9. Quindi, per non tralasciare alcun mezzo che potesse
riuscire utile per recuperare il fratello, prima di procedere oltre abbiamo
ordinato di scrivergli affettuosissime lettere per invitare il predetto Vescovo
a venire da Noi, promettendo che egli sarebbe stato accolto con benevolenza e
che non gli sarebbe stato vietato di esporre liberamente e apertamente
ciò che avesse ritenuto opportuno. Per la verità, non avevamo
perduto tutte le speranze che se egli avesse avuto quella docilità
d’animo che Agostino richiedeva in un Vescovo sopra ogni altra dote (Libro 4 del
Battesimo contro i Donatisti, cap. 5, e libro 5, cap. 26), una volta che
gli fossero stati proposti con semplicità e schiettezza, senza polemica
ed asprezza, i principali casi di dottrina che sembravano maggiormente degni
d’attenzione, non c’era motivo di dubitare che egli, raccogliendosi in se stesso,
avrebbe esposto nel senso migliore le sentenze che presentavano una manifesta
pravità e le avrebbe apertamente ripudiate. E così, con molto
onore per lui, con la lietissima soddisfazione di tutti i buoni, per mezzo di
una desideratissima correzione, nella maniera più tranquilla si
sarebbero quietati i rumori nati nella Chiesa (San Celestino, Lettera
16, n. 2, presso il Coust).
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