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Pius PP. VII
Auctorem fidei

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10. Ora, però, che egli, adducendo una malferma salute, non ha ritenuto opportuno avvalersi del beneficio offertogli, non possiamo ulteriormente differire il soddisfacimento del Nostro dovere apostolico. Non si tratta soltanto del pericolo di una o di un’altra diocesi: "Qualunque novità colpisce la Chiesa universale" (San Celestino, Lettera 21 ai Vescovi di Francia). Già da gran tempo e da ogni parte non solo si aspetta, ma con incessanti ripetute istanze si implora il giudizio della suprema Sede apostolica. Non sia mai che la voce di Pietro rimanga silenziosa in quella sua Cattedra nella quale egli vive e presiede per sempre, offrendo la verità della fede a coloro che la cercano (San Crisologo, Lettera ad Eutiche). Una troppo lunga convivenza in tali casi non è prudente, perché chi convive in tali condizioni è pressoché reo del crimine come colui che predica massime tanto irreligiose (San Celestino, Lettera 12, n. 2). È pertanto necessario eliminare questa piaga, che ammorba non solo un membro, ma offende tutto il corpo della Chiesa (San Celestino, Lettera 11 a Cirillo, n. 3). Con l’aiuto della divina pietà, provvederemo a che la fede cattolica, eliminati i dissensi, resti pura e, richiamati dall’errore coloro che difendono prave dottrine, con la Nostra autorità vengano rafforzati coloro la cui fede è stata provata (San Leone M., Lettera 23 a Flaiano C.P., n. 2).




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