2. Meditando Noi tali cose, appena per imperscrutabile
consiglio della divina provvidenza fummo innalzati, benché indegni, alla
sublimità del supremo apostolato, rivolgemmo i Nostri occhi al popolo
acquisito, solleciti di conservare l’unità mediante il vincolo della
pace, e fissando il Nostro sguardo principalmente sulla Francia, che per molti
anni è stata sommamente illustre per la vastità delle province,
per l’entità della popolazione e per la gloria guadagnata in materia di
Religione, fummo penetrati da grandissimo dolore nell’osservare che quelle contrade
che per tanto tempo avevano formato l’onore e la gioia della Chiesa, in questi
ultimi periodi erano state sconvolte da tali perturbazioni interne che n’era
derivato alla Religione un gravissimo danno, per riparare il quale il Nostro
predecessore Pio VI di santa memoria aveva impiegato tanta sollecitudine.
Ricordando tali mali, Noi non vogliamo riaprire qui quelle ferite che la divina
Provvidenza ora si affretta a risanare. Noi, desiderando sommamente apprestare,
con l’aiuto della divina grazia, gli opportuni rimedi ai predetti mali,
protestammo già tempo fa con la Nostra lettera apostolica del 15 maggio
dello scorso anno [Enciclica Diu satis] indirizzata a tutti i Vescovi affermando "che niente era
più desiderabile quanto dare la vita per i Nostri figli, che sono i
popoli della Francia, se la loro salvezza potesse essere pagata con la Nostra
morte".
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