Invero lo stesso potentissimo Principe, carissimo figlio
Nostro in Cristo, Napoleone, Imperatore dei Francesi, che ha tanto egregiamente
meritato della Religione Cattolica per le ragioni che abbiamo detto, a Noi
espresse il vivo desiderio di essere unto con il sacro unguento e di ricevere
da Noi la corona imperiale, in modo che quella solenne cerimonia assuma un
carattere religioso al più alto grado e attiri largamente le celesti
benedizioni.
Una tale richiesta accompagnata con siffatti sentimenti, non solo Ci
offerse una luminosa testimonianza di religiosità e di filiale riverenza
verso questa Santa Sede, ma fu associata anche a esplicite dichiarazioni con
cui l’Imperatore Ci assicurò la sua costante volontà di giovare
sempre più alla santissima Fede, per riparare alle disgrazie della quale
in quelle fiorenti regioni si era tanto adoperato. Infatti negli scritti che a
Noi volle inviare, rivelò con eloquenti parole questa sua intenzione. A
Noi fece sapere che lo scopo del Nostro viaggio in Francia non era solo la cerimonia
dell’imposizione della corona sul suo capo, ma anche la rivendicazione, da
parte sua, di una notevole quota degli affari ecclesiastici, da trattare in
colloqui tra Noi, in modo che il loro esito riuscisse di somma utilità
per il progresso della Religione e per il bene dei popoli.
Vedete dunque, Venerabili Fratelli, quanti giusti e impellenti motivi Ci
inducono ad intraprendere questo viaggio. Ci sospingono il bene della Nostra
Religione santissima e la gratitudine verso il potentissimo Imperatore il quale
ha usato tutta la sua autorità (come abbiamo detto) perché la
Religione Cattolica fosse liberamente professata in Francia e fosse
pubblicamente praticata; ora Ci mostra un animo proclive ad accrescere il
prestigio delle Religione stessa.
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